National League
Lugano e Ambrì, che regular season sarà?
Pubblicato il 01.09.2026 08:28
di Sandro Solcà
1o posto: Ginevra
Dopo alcune annate complesse nell’immediato post primo titolo le Aquile sembrano aver trovato una certa stabilità e sono pronte a spiccare nuovamente il volo. Stranieri di primissima fascia (ben tre campioni del mondo in carica), un roster svizzero equilibrato e Stèphane Charlin tra i pali atteso a maggior costanza di rendimento. La partenza di Tim Berni verso l’ovile zurighese è stata compensata dagli arrivi di Mika Henauer e Ramon Untersander. Se lo staff tecnico, capitanato dall’ex coach della nazionale svedese Sam Hallam, saprà mettere mano in maniera efficace alla squadra ginevrina, quest’ultima avrà le carte in regola per disputare una regular season da protagonista. Per arrivare nuovamente fino in fondo, per contro, potrebbe essere ancora un po’ prematuro.
2o posto: ZSC Lions
L’annata scorsa è stata contraddistinta da un logico alternarsi di alti e bassi, dovuto probabilmente all’’indigestione’ di successi dalla quale Andrighetto e compagni erano reduci. La mesta uscita in semifinale è costata la panchina a Marco Bayer (nel frattempo divenuto assistente di Hallam a Ginevra) e per tornare a primeggiare, in pieno stile Lions, è stato scelto nientemeno che Claude Julien, allenatore che ha vinto la Stanley Cup nel 2011 con i Boston Bruins e un Mondiale con il suo Canada nel 2022. A livello di roster gli arrivi di Simon Knak e Malte Strömwall, oltre al citato Berni, dovrebbero garantire maggior qualità a profondità. La vera forza degli zurighesi emergerà nel post-season.
3o posto: Lugano
L’anno dopo un ottimo risultato, si sa, è sempre il più difficile, ma i bianconeri si sono rinforzati a dovere creando un buon mix di elementi nel pieno della loro maturità sportiva ed esperienza, con qualche giovane promessa in rampa di lancio ad allungare la panchina come raramente, negli ultimi anni, si è visto in riva al Ceresio. Tomas Mitell e la sua squadra partono da una base conoscitiva più solida rispetto a dodici mesi or sono, e dopo l’ottima regular season disputata possono contare su un pacchetto d’importazione di assoluto valore: i vari Innala, Lycksell e Thomson potranno certamente dare un contributo maggiore rispetto ai partenti Perlini, Sekac e Carrick, in particolare in un powerplay più che singhiozzante da diversi anni a questa parte. Vi è inoltre Rasmus Kupari il quale, se pienamente recuperato, sarà da considerare come un nuovo acquisto. La coppia composta da Niklas Schlegel e Joren Van Pottelberghe tra i pali è un lusso per la stagione regolare, lo sarà anche nei playoff?
4o posto: Davos
Una stagione interamente dominata con dei numeri folli per gli uomini di Josh Holden. Difficile che i grigionesi riescano a ripetersi, perlomeno in regular season. Mancherà tremendamente l’apporto di Matej Stransky, capace superare le 20 reti in tutte e cinque le annate con la maglia gialloblù, così come non sono da sottovalutare le partenze di Dahlbeck, Knak e Michael Fora. Sarà un Davos a trazione prevalentemente offensiva già a partire dalla retrovia, grazie agli innesti del canadese Frédéric Allard (protagonista assoluto due anni or sono nella cavalcata al titolo svedese del Luleå) e del rientrante Dominik Egli. Da prevedere quindi uno sbilanciamento nella fase di non possesso, ma c’è da star convinti che Holden saprà come curare questo aspetto.
5o posto: Friborgo
Tutto dipenderà da come i Dragoni digeriranno l’abbuffata dovuta al primo storico titolo nazionale. Sulla carta il Gottéron sembra essersi indebolito, complici gli addii pesanti di Wallmark, Biasca e Berra, senza dimenticare il leggendario capitano Julien Sprunger, ritiratosi dopo aver sollevato al cielo di Davos l’ambito trofeo. Gli acciacchi dei vari Glauser, Schmid e Sörensen (rientrato in tempo per l’inizio della stagione) sono da tenere in considerazione, mentre elementi come il canadese Anthony Richard e il giovane Jonas Taibel sono chiamati a rimpiazzare a dovere i citati partenti. Vi è poi l’incognita Ludovic Waeber, tornato a casa con il difficile compito di non far rimpiangere il 39enne ex estremo difensore della nazionale. Difficile, in sintesi, ipotizzare ad un Friborgo bis.
6o posto: Losanna
La formazione vodese resta di assoluto valore ma sembra non essere più la corazzata capace di centrare due finali consecutive. L’arrivo del ticinese Michael Fora e dell’esperto Loeffel, giunto in riva al Lemano tramite uno scambio con il portiere Connor Hughes verso Berna, va a rafforzare un reparto arretrato rimasto orfano già la scorsa stagione di Andrea Glauser e Lukas Frick. In attacco sarà pesantissima la partenza verso Detroit di Theo Rochette, e nemmeno il ritorno nella sua Davos di Ken Jäger sarà da sottovalutare. Nell’ipotetico ‘gioco’ legato a quale panchina salterà per prima, quella di Geoff Ward potrebbe essere la meno sicura.
7o posto: Zugo
Tanti cambiamenti nella Svizzera centrale, soprattutto fuori dal ghiaccio. Dalle parti della OYM Hall c’è voglia di tornare quanto prima ai vertici dell’hockey nazionale ma si è altrettanto consci dell’importanza del processo. Dopo due annate deludenti, quella al via può fungere da ponte tra una generazione a fine ciclo e una nuova pronta a lanciare i Tori verso altri successi. È tuttavia difficile vedere uno Zugo nelle prime sei agli inizi di marzo, ma l’obiettivo dei playoff è più che alla portata. Sarà in particolare una grande occasione per Lauri Marjamäki dopo due annate tutto sommato positive alla guida del Kloten.
8o posto: Berna
Terminata definitivamente l’era di Marc Lüthi (neopresidente della SIHF) ai vertici del club, nella Capitale, sulla falsariga di quanto descritto in precedenza per lo Zugo, si vuole ricostruire una base solida al fine di tornare ai livelli che il blasone degli Orsi merita. L’annoso problema legato agli estremi difensori sembra essere risolto: l’arrivo di Hughes potrà permettere all’attesissimo Serge Aubin di schierare regolarmente sei stranieri di movimento. In tal senso la concorrenza sarà molto agguerrita, dal momento che i giocatori d’importazione sotto contratto saranno ben otto ai cancelletti di partenza. La punta di diamante sarà lo statunitense Sonny Milano, in arrivo nel nostro campionato dopo oltre 350 partite in NHL e una media poco lontana dal mezzo punto a partita. In quello che sarà molto probabilmente l’anno zero, una comoda qualificazione ai playin sarebbe un buon punto di (ri)partenza.
9o posto: Bienne
I Seeländer hanno, a onor del vero, tutto il potenziale per rivelarsi una sorpresa positiva. Con Christian Dubé alla transenna a Bienne si vuole cercare la stabilità che tanto l’ha contraddistinta negli anni, e anche il mercato è stato importante, sia in entrata che in uscita. La coraggiosa quanto giustificata scelta di salutare Rodwin Dionicio ha permesso ad Alexander Yakovenko di tornare alla Tissot Arena dopo una sola deludente stagione in quel di Berna, mentre il classe 2001 Victor Söderström ha i numeri per imporsi nel nostro campionato. Offensivamente i giallorossi hanno piazzato il colpo più clamoroso ingaggiando nientemeno che Jeff Skinner, giunto dopo l’imprevisto ritiro di Andrew Agozzino. Buono il mix tra giovani rampanti e elementi d’esperienza, come il redivivo Gaëtan Haas e l’atteso ex biancoblù Zwerger, senza dimenticare Fabio Hofer. Tanto dipenderà dalla resa di Harri Säteri, ormai prossimo ai 37 anni e reduce da un’annata lontana dai suoi standard.
10o posto: Langnau
La vera forza dei Tigers sta nel suo staff tecnico e questo non fa che attirare giocatori, soprattutto di importazione, di alto livello. È il caso di Jonathan Dahlén e di Emil Pettersson, tra i migliori marcatori degli ultimi due campionati svedesi con la maglia del Timrå. La partenza di Dario Rohrbach in direzione Berna e l’addio ad Harri Pesonen potrebbero essere pesanti ma allo stesso tempo rimpiazzati con lungimiranza. Lo scorso finale di regular season (playin scialacquato al rientro dalla pausa olimpica) non rende giustizia ad una squadra che ha i numeri per tentare l’assalto al post-season.
11o posto: Rapperswil
Una normalizzazione dei sangallesi dopo numerosi exploit nell’arco di tutta la passata stagione è da mettere in preventivo e non è da considerarsi un flop. Il mancato arrivo di Mike Sgarbossa è forse un bene, a patto Kevin Labanc, chiamato a sostituire l’ex Lugano e Berna, si dimostri all’altezza. La verve offensiva di Julius Honka mancherà e i rischi legati alla resa fisica del suo sostituto, Lawrence Pilut, sono parecchi.
12o posto: Kloten
Difficile prevedere un salto di qualità da parte degli Aviatori, che risultano comunque una squadra più quadrata rispetto al passato. Il vero upgrade è tra i pali: Reto Berra, nonostante i quasi 40 anni, ha ancora tanto da dire e con una spalla come Davide Fadani può anche permettersi qualche turno di riposo in più rispetto a Friborgo. Curioso ed interessante il ritorno dell’ex bianconero Arttu Ruotsalainen, deludente in riva al Ceresio ma autore di una buona stagione con gli zurighesi. La vera incognita è rappresentata da Michael Liniger, il quale avrà il difficile compito di rimpiazzare Marjamäki e soprattutto l’occasione per rifarsi dal fallimento in quel di Zugo.
13o posto: Ajoie
Dopo cinque stagioni ancorate all’ultimo posto, potrebbe essere giunto il momento per i giurassiani di compiere un piccolo passo in avanti. Le sorti dipenderanno come ogni anno dalla resa dei propri stranieri, ma pure sul fronte degli elvetici sono state effettuate piccole ma significative mosse. In porta, il mix tra il talentuoso Antoine Keller e l’esperto Tim Wolf potrebbe giocare un ruolo fondamentale. Non da ultimo, l’approdo di Ville Peltonen sulla difficile panchina di Porrentruy è un esame sia per il club che per il tecnico finnico.
14o posto: Ambrì
Un ultimo posto non è mai facile da digerire, ma allo stesso tempo, pur significando un passo indietro rispetto alla scorsa stagione, non deve essere preso come un fallimento. Sulla carta i leventinesi paiono parecchio indeboliti soprattutto in retrovia, dove non sono arrivati nuovi innesti ed è partito Jesse Zgraggen. Difficile per contro dire se i nuovi stranieri d’attacco sapranno fare meglio dei partenti: il compito pare comunque semplice. Determinante sarà la verve dei giovani prodotti del proprio settore giovanile. Ad Ambrì il vero valore aggiunto è rappresentato da Jussi Tapola e dal suo staff, chiamato ad una vera e propria impresa, con la consapevolezza delle risorse limitate.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)