NAZIONALE SVIZZERA
"La cosa peggiore? Vedere i miei cari soffrire"
Pubblicato il 26.08.2026 12:49
di Red.
A distanza di quattro mesi dallo scandalo legato alla falsificazione del certificato Covid per poter partecipare ai Giochi Olimpici di Pechino 2022, Patrick Fischer è tornato a parlare, e lo ha fatto in una lunga intervista rilasciata al Blick, in cui l’ex allenatore della Nazionale di hockey si è espresso a tutto tondo, dall’ammissione totale di colpe ai progetti presenti e futuri.
La famiglia e la filosofia di vita
“Ho mentito, inutile girarci attorno. È stata una bugia dettata da una necessità, non sarei dovuto andare in Cina ma sono convinto che questa eventuale mia scelta avrebbe sollevato un polverone maggiore di quanto è successo lo scorso aprile”. Il 50enne racconta poi il vissuto dei suoi cari come la cosa che più lo ha tenuto in apprensione: “vedere mia moglie, i miei figli e soprattutto i miei genitori soffrire è stato emotivamente forte. A mia mamma e a mio papà non ho mai detto nulla, soprattutto quest’ultimo è colui il quale ha patito maggiormente la situazione. Mi sentivo in colpa soprattutto per questo aspetto, poiché sapevo di essere io la causa di tutto ciò. Ho visto però tanta unione e solidarietà nei miei confronti da parte loro e dei miei amici più stretti, è stato importantissimo per me”. Sull’interruzione prematura del rapporto con la Federazione Fischer è invece molto più sereno: “Anche attraverso le esperienze negative bisogna imparare e crescere. Tutto accade per una ragione, anche le situazioni più dolorose. Certo, avrei tanto voluto finire in bellezza con il mondiale in casa, ma alla fine la mia esperienza è terminata poco prima del previsto e quando è stata convocata la riunione straordinaria ho semplicemente pensato “ok, è finita””. Pure la moglie Mädy è intervenuta: “È stato come sulle montagne russe, un misto di emozioni tra rabbia, delusione, ma anche sollievo che ciò che è accaduto sia stato reso pubblico. Nonostante tutto è stato piacevole vedere il sostegno da parte della gente, c’è chi ci ha regalato anche dei fiori. Sapere però che Patrick non ha potuto realizzare il suo sogno di arrivare fino in fondo a Zurigo mi ha spezzato il cuore”. “Mädy è stata la mia roccia nella tempesta” ha concluso Fischer “quando la SRF ha deciso di rendere pubblico l’accaduto ho perso di vista una delle mie qualità fondamentali, ossia quella di mantenere la calma nelle situazioni difficili, andando nel panico totale”.
Il ‘nuovo’ rapporto con l’hockey
“Solo qualche giorno fa ho parlato con Jan (Cadieux, ndr) in merito ad alcune sue domande. Ormai tanti miei amici sono legati al mondo dell’hockey e seguo con interesse ciò che succede, ovviamente con il dovuto distacco. Dopo tanto tempo, non devo preoccuparmi di nulla e sono più sereno con i miei pensieri”. Fischer è poi tornato sul Mondiale, vissuto per sua volontà nell’ombra, tranne l’atto conclusivo: “ho preferito inizialmente restare in disparte per non distrarre l’ambiente, nonostante fossimo tutti molto legati. Attorno a me c’era troppo rumore e l’obiettivo era estremamente importante da raggiungere. Una volta giunti in finale mi sono detto “ora non sono più di disturbo” e mi sono recato alla Swiss Life Arena. Da tifoso ho sofferto a tal punto da pensare di voler scendere nello spogliatoio vedendo i ragazzi mentalmente bloccati (ride, ndr). Dopo la rete subita all’overtime non potevo crederci. Il primo pensiero è stato: “ma ancora una volta?” L’ex tecnico anche del Lugano è poi tornato sulla sua vicenda: “la parte più difficile è stata quella di comunicarlo al resto dello staff, sia per me che per loro. Avevamo costruito assieme qualcosa di incredibile e sentivamo di meritarci tutti assieme questo evento, siamo più di semplici colleghi, siamo davvero molto amici e nessuno era ovviamente felice, ma era importante che nessuno lasciasse il suo posto. Alla fine la responsabilità è stata solo mia, loro non c’entrano niente. Anche ricevere il sostegno da parte della squadra mi ha fatto piacere”. Sostegno ricevuto anche dai vertici della SIHF, “ma non potevano fare altrimenti, non vi era altra soluzione all’infuori del licenziamento”.
Un futuro da mentore
L’amore che lega Patrick Fischer è l’hockey su ghiaccio è momentaneamente in pausa ma lontano dall’essere concluso: “ho ricevuto delle offerte molto interessanti che forse, un giorno, riprenderò in considerazione. Ad oggi sono focalizzato su un progetto personale che ha come obiettivo quello di aiutare le persone a perseguire i propri sogni e obiettivi, proprio come ho fatto io con la Nazionale. Nel corso del prossimo autunno partirà il ‘Team Fischer’, proporremo diverse giornate informative e dei workshop. Non vedo l’ora di iniziare questo nuovo capitolo della mia vita!”.