A distanza di quattro mesi dallo scandalo legato alla falsificazione
del certificato Covid per poter partecipare ai Giochi Olimpici di Pechino 2022,
Patrick Fischer è tornato a parlare, e lo ha fatto in una lunga intervista
rilasciata al Blick, in cui l’ex allenatore della Nazionale di hockey si è
espresso a tutto tondo, dall’ammissione totale di colpe ai progetti presenti e
futuri.
La famiglia e la filosofia di vita
“Ho mentito, inutile girarci attorno. È stata una bugia
dettata da una necessità, non sarei dovuto andare in Cina ma sono convinto che
questa eventuale mia scelta avrebbe sollevato un polverone maggiore di quanto è
successo lo scorso aprile”. Il 50enne racconta poi il vissuto dei suoi cari
come la cosa che più lo ha tenuto in apprensione: “vedere mia moglie, i miei
figli e soprattutto i miei genitori soffrire è stato emotivamente forte. A mia
mamma e a mio papà non ho mai detto nulla, soprattutto quest’ultimo è colui il
quale ha patito maggiormente la situazione. Mi sentivo in colpa soprattutto per
questo aspetto, poiché sapevo di essere io la causa di tutto ciò. Ho visto però
tanta unione e solidarietà nei miei confronti da parte loro e dei miei amici più
stretti, è stato importantissimo per me”. Sull’interruzione prematura del
rapporto con la Federazione Fischer è invece molto più sereno: “Anche
attraverso le esperienze negative bisogna imparare e crescere. Tutto accade per
una ragione, anche le situazioni più dolorose. Certo, avrei tanto voluto finire
in bellezza con il mondiale in casa, ma alla fine la mia esperienza è terminata
poco prima del previsto e quando è stata convocata la riunione straordinaria ho
semplicemente pensato “ok, è finita””. Pure la moglie Mädy è intervenuta: “È
stato come sulle montagne russe, un misto di emozioni tra rabbia, delusione, ma
anche sollievo che ciò che è accaduto sia stato reso pubblico. Nonostante tutto
è stato piacevole vedere il sostegno da parte della gente, c’è chi ci ha
regalato anche dei fiori. Sapere però che Patrick non ha potuto realizzare il
suo sogno di arrivare fino in fondo a Zurigo mi ha spezzato il cuore”. “Mädy è
stata la mia roccia nella tempesta” ha concluso Fischer “quando la SRF
ha deciso di rendere pubblico l’accaduto ho perso di vista una delle mie qualità
fondamentali, ossia quella di mantenere la calma nelle situazioni difficili,
andando nel panico totale”.
Il ‘nuovo’ rapporto con l’hockey
“Solo qualche giorno fa ho parlato con Jan (Cadieux,
ndr) in merito ad alcune sue domande. Ormai tanti miei amici sono legati al
mondo dell’hockey e seguo con interesse ciò che succede, ovviamente con il
dovuto distacco. Dopo tanto tempo, non devo preoccuparmi di nulla e sono più
sereno con i miei pensieri”. Fischer è poi tornato sul Mondiale, vissuto per
sua volontà nell’ombra, tranne l’atto conclusivo: “ho preferito inizialmente
restare in disparte per non distrarre l’ambiente, nonostante fossimo tutti
molto legati. Attorno a me c’era troppo rumore e l’obiettivo era estremamente
importante da raggiungere. Una volta giunti in finale mi sono detto “ora non
sono più di disturbo” e mi sono recato alla Swiss Life Arena. Da tifoso ho sofferto
a tal punto da pensare di voler scendere nello spogliatoio vedendo i ragazzi
mentalmente bloccati (ride, ndr). Dopo la rete subita all’overtime non
potevo crederci. Il primo pensiero è stato: “ma ancora una volta?” L’ex tecnico
anche del Lugano è poi tornato sulla sua vicenda: “la parte più difficile è
stata quella di comunicarlo al resto dello staff, sia per me che per loro. Avevamo
costruito assieme qualcosa di incredibile e sentivamo di meritarci tutti
assieme questo evento, siamo più di semplici colleghi, siamo davvero molto
amici e nessuno era ovviamente felice, ma era importante che nessuno lasciasse
il suo posto. Alla fine la responsabilità è stata solo mia, loro non c’entrano
niente. Anche ricevere il sostegno da parte della squadra mi ha fatto piacere”.
Sostegno ricevuto anche dai vertici della SIHF, “ma non potevano fare
altrimenti, non vi era altra soluzione all’infuori del licenziamento”.
Un futuro da mentore
L’amore che lega Patrick Fischer è l’hockey su ghiaccio è
momentaneamente in pausa ma lontano dall’essere concluso: “ho ricevuto delle
offerte molto interessanti che forse, un giorno, riprenderò in considerazione.
Ad oggi sono focalizzato su un progetto personale che ha come obiettivo quello
di aiutare le persone a perseguire i propri sogni e obiettivi, proprio come ho
fatto io con la Nazionale. Nel corso del prossimo autunno partirà il ‘Team
Fischer’, proporremo diverse giornate informative e dei workshop. Non vedo l’ora
di iniziare questo nuovo capitolo della mia vita!”.