Moto GP
Marc Marquez, più forte di ogni storia
Pubblicato il 01.09.2026 07:21
di Alessandro Tamburini
Partiamo da Carlo Pernat, ex team manager o procuratore di Valentino Rossi, Max Biaggi o Marco Simoncelli. Ora non va più ai GP “Carletto”, con l’enfisema che lo blocca e lo fa soffrire a casa. In una recente intervista alla Gazzetta dello Sport, come sempre, lucidamente, ha emesso le sue sentenze. Da Marc Marquez favorito per il mondiale (e si è visto ad Aragon), alla nuova proprietà made USA che può essere un valore aggiunto o un freno al motomondiale. Sì, perché alla fine è un mondiale piatto e senza veri stimoli, tutto dipende da un uomo: Marc Marquez. Anno 1996 (non anni ‘60), riguardate il pubblico in pista a Jerez per l’ultimo giro tra Crivillé e Doohan, laddove nel 2002 scappai dal circuito e ore di colonna col mio commentatore tecnico, Patrizio Cantù. Due auto in pista e 120’000 spettatori nelle tribune per scappare dall’uscita opposta, segreta. Dovessi farlo oggi, saresti licenziato, pass ritirato, carriera rovinata. Diciamo l’unica verità. E si è visto alla Vuelta con Pogačar. Se sei il Re o la Regina solo fattori che non puoi controllare (cadute, malattie,…) possono cambiare le forze in gioco.
E poi sì, le emozioni. In 21 stagioni alla RSI ogni GP è diventato parte della mia vita. Come se il tempo si fermasse. Jorge Lorenzo mi disse, “mai rifarei la scelta di Assen 2013”, l’operazione, il ritorno, il nuovo infortunio avuto dopo una settimana al Sachsenring. Da lì mai ebbe più confidenza in quelle due piste. Birmingham. Sabato. Ritrovare l’hotel a 20 metri dall’aeroporto. Novotel. Ogni anno portavo piloti al medesimo (Krummenacher, Aegerter,…), sfruttando una strada secondaria a Paulespury. Ogni anno era la “nostra” serata, con Luis Salom alla domenica, sensibile, fragile. A motivarlo, ascoltarlo. Morì 10 anni orsono a Barcellona. Nemmeno piansi. Mi sedetti con un tecnico amico della KTM dove corse in Moto3, presi la sua testa nelle mie braccia. Così fu. Un dolore troppo forte.
Ogni luogo, ogni GP, è come se riparti da zero appena ci arrivi, è come se il tempo si fosse fermato per un anno. Non per Marc Marquez. Cade, si rialza, si “spacca”, torna, vince. Per lui ogni GP è una vita di vittorie, non solo dolore. Per questo è il più forte di tutti. Va oltre il nemico più grande. Le tante vite che vivi in una stagione sempre negli stessi circuiti. Vale anche per un tennista, sciatore o pilota di F1. Tante vite e mondi paralleli.