Partiamo da Carlo Pernat, ex team manager o procuratore di
Valentino Rossi, Max Biaggi o Marco Simoncelli. Ora non va più ai GP
“Carletto”, con l’enfisema che lo blocca e lo fa soffrire a casa. In una
recente intervista alla Gazzetta dello Sport, come sempre, lucidamente,
ha emesso le sue sentenze. Da Marc Marquez favorito per il mondiale (e si è
visto ad Aragon), alla nuova proprietà made USA che può essere un valore
aggiunto o un freno al motomondiale. Sì, perché alla fine è un mondiale piatto
e senza veri stimoli, tutto dipende da un uomo: Marc Marquez. Anno 1996 (non
anni ‘60), riguardate il pubblico in pista a Jerez per l’ultimo giro tra
Crivillé e Doohan, laddove nel 2002 scappai dal circuito e ore di colonna col
mio commentatore tecnico, Patrizio Cantù. Due auto in pista e 120’000
spettatori nelle tribune per scappare dall’uscita opposta, segreta. Dovessi
farlo oggi, saresti licenziato, pass ritirato, carriera rovinata. Diciamo
l’unica verità. E si è visto alla Vuelta con Pogačar. Se sei il Re o la Regina
solo fattori che non puoi controllare (cadute, malattie,…) possono cambiare le
forze in gioco.
E poi sì, le emozioni. In 21 stagioni alla RSI ogni GP è
diventato parte della mia vita. Come se il tempo si fermasse. Jorge Lorenzo mi
disse, “mai rifarei la scelta di Assen 2013”, l’operazione, il ritorno, il
nuovo infortunio avuto dopo una settimana al Sachsenring. Da lì mai ebbe più
confidenza in quelle due piste. Birmingham. Sabato. Ritrovare l’hotel a 20
metri dall’aeroporto. Novotel. Ogni anno portavo piloti al medesimo
(Krummenacher, Aegerter,…), sfruttando una strada secondaria a Paulespury. Ogni
anno era la “nostra” serata, con Luis Salom alla domenica, sensibile, fragile.
A motivarlo, ascoltarlo. Morì 10 anni orsono a Barcellona. Nemmeno piansi. Mi
sedetti con un tecnico amico della KTM dove corse in Moto3, presi la sua testa
nelle mie braccia. Così fu. Un dolore troppo forte.
Ogni luogo, ogni GP, è come se riparti da zero appena ci
arrivi, è come se il tempo si fosse fermato per un anno. Non per Marc Marquez.
Cade, si rialza, si “spacca”, torna, vince. Per lui ogni GP è una vita di
vittorie, non solo dolore. Per questo è il più forte di tutti. Va oltre il
nemico più grande. Le tante vite che vivi in una stagione sempre negli stessi
circuiti. Vale anche per un tennista, sciatore o pilota di F1. Tante vite e
mondi paralleli.