HC AMBRÌ PIOTTA
Delicata ma non pericolosa
Pubblicato il 14.09.2026 09:16
di L.S.
Non è stata una domenica semplice per i tifosi dell’Ambrì Piotta: l’articolo della NZZ ha rovinato la giornata a tanti di loro.
L’Ambrì naviga nei debiti, addirittura 30 milioni di franchi. Un disastro. Il fallimento è dietro la porta.
Era questo il sunto di tante cifre snocciolate e di un allarmismo debordante del domenicale zurighese.
La notizia si è sparsa velocemente: quando si parla di Ambrì, in questo cantone, l’empatia e la preoccupazione, vanno a braccetto.
Dopo lo spavento, la spiegazione, per bocca del suo presidente Davide Mottis.
Sì, la situazione del club leventinese non è facile, ma questo lo si sapeva. Anzi, era già stato detto nell’assemblea di qualche settimana fa.
Ci sono i debiti ipotecari per la pista, con relativi ammortamenti, quelli per i prestiti e prestiti BASPO per quasi 3 milioni di risarcire e altre “cosucce” (tra cui prestiti privati) rimaste dalla vecchia gestione. Niente pendenze invece per gli oneri sociali.
Insomma, una storia finanziaria complicata, come si sa, ma che per il momento non mette in discussione la sopravvivenza del club.
Certo, bisognerà stringere la cinghia, come d’altronde già fatto ultimamente con il monte ingaggi per i giocatori, ma l’Ambrì, nonostante le difficoltà, è un club che nella gestione corrente può benissimo stare in piedi con le proprie gambe.
Il passato però è pesante, la pista era una infrastruttura necessaria e inevitabile e il covid una disgrazia per l’umanità, figuriamoci per un club piccolo come quello leventinese.
Mottis ha ereditato una situazione delicata, anche perché Lombardi, nello stile del presidente Renzetti a Lugano (fronte calcio), ha sempre gestito la società con lo stile del “day by day”, che se non è una colpa, visto l’impegno (anche finanziario) profuso dalla vecchia dirigenza, rischia di diventare però anacronistico e pericoloso.
Le parole di Mottis sono rivolte al futuro: i club sono ormai delle aziende, e così vanno gestiti. E quando si arriva a un radicale cambio di gestione e di filosofia, come sta succedendo ad Ambrì, il contraccolpo rischia di essere pesante.
Tornando alle cifre, per sanare questa situazione e tornare a respirare con serenità, ci vuole un aumento di capitale di circa tre milioni di franchi. Tra sponsor, benefattori e tifosi, l’impresa dovrebbe essere fattibile, anche perché più di un milione sarebbe già stato raccolto, come confermato dallo stesso presidente.
Insomma, l’Ambrì non può morire per così “poco”.  Essere preoccupati va bene, ma fasciarsi adesso la testa sembra esagerato.
(Foto SS)