Prima notizia da San Siro: il Milan è ancora convalescente.
Tuttavia, la netta vittoria (nel punteggio) sul Lecce, se non altro, regala ai
rossoneri tre settimane di tranquillità: e, di questi tempi, non è poco. Ruben
Amorim, a questo giro, ha provato a mettere in campo un po' di qualità in più,
con Pulisic e Modrić; mettiamoci che i salentini non hanno giocato a ritmi
pazzeschi, e abbiamo una prima chiave dell'incontro. Il Milan ha fatto un gran
possesso palla, ma ha verticalizzato pochissimo: nella grande maggioranza dei
casi, la palla veniva scaricata al compagno libero alle spalle. E non è un caso
che, quando i milanesi hanno cercato la profondità, siano arrivate le reti e le
situazioni interessanti. In tutto questo, qualche errore individuale di troppo
nelle ripartenze, a dimostrazione che serve ancora maggiore
concentrazione.
In sala stampa, De Winter, laconicamente, ha confermato che
la squadra ha seguito quanto dettato dal tecnico. Il quale ha visto dei
progressi, anche se ritiene che il gioco sia ancora troppo lento, e si augura
una crescita nel futuro prossimo, nonostante sia soddisfatto di essere ancora
imbattuto dopo le prime cinque gare, comprenderti le trasferte contro Lazio e
Juventus. Dopodiché, l'allenatore rossonero, pungolato sulle modifiche
tattiche, ha detto che a volte bisogna sapersi adattare agli avversari, soprattutto
quando, come ora, non si riesce a imporre il proprio gioco. Di Francesco,
tecnico del Lecce, si aspettava qualcosa in più dai suoi, e questo era un po'
il sentimento di tutti i colleghi salentini presenti: il Lecce si era
disimpegnato bene sinora, e di fronte a un Milan impacciato e ancora senza
un'anima forte, come quello visto mercoledì col Benfica, qualcuno ha pensato
fosse possibile fare il colpaccio. Invece, a questo giro, Amorim ha cercato le
cose semplici, schierando la squadra in alcuni momenti con un 4-4-2 scolastico
e, per questo motivo, efficace. In fondo, a questo giro, servivano i 3 punti. E
sono arrivati. Per il gioco dominante, come in altre occasioni, ci è stato
detto di aspettare. Anche se, da Godot alle citazioni cinematografiche,
l'attesa si presta sempre a interpretazioni non proprio positive.