L’obiettivo della Dorna e di Carmelo Ezpeleta alcuni anni
orsono, era di ampliare il numero di piloti provenienti da più paesi per
allargare al massimo il consenso e l’interesse del motomondiale. Piloti made in
USA (l’ultimo degno di nota fu il povero Nicky Hayden), inglesi, ma anche
asiatici; di tutto un po’.
Domenica abbiamo assistito all’ennesimo dominio spagnolo,
dal primo successo di Acosta in MotoGP davanti a Martin, Guevara primo in Moto2
con cinque spagnoli nei primi sette, fino alla tripletta in Moto3, dove Quiles
ormai è già praticamente campione, mentre nella classe di mezzo tre iberici
guidano la classifica.
Insomma, il futuro rischia di essere ancor più giallorosso,
e di alternative ce ne sono davvero poche, aldilà degli italiani in MotoGP o
alcuni piloti come Quartararo ed Ogura. I vari tentativi di creare campionati
in Asia o nel Centro-Nord dell’Europa non stanno producendo i risultati attesi
e con l’avvento di Liberty Media, che dei “più piccoli” s’interessa come di uno
spazzaneve nel deserto, il futuro è già delineato. Qualche nome c’è nel FIM
MotoJunior World Championship (l’ex CEV), ma Yaroslav Karpushin o Giulio
Pugliese hanno ancora molto asfalto da “bruciare” prima di poter essere in
futuro un’alternativa agli spagnoli. In attesa di ritrovare un giorno anche uno
svizzero competitivo, magari affidandosi proprio alle strutture, i consigli, di
Thomas Lüthi. Sì, perché non sembra, il tempo vola veloce, e l’ultimo podio
rossocrociato risale ormai a più di sette anni or sono. Prima del covid,
proprio con TomTom.
(Foto Wikimedia Commons/Liauzh)