L'intervista
"Il derby? Quando mi sbilancio succede il contrario..."
Pubblicato il 25.09.2026 05:00
di Sandro Solcà
Manca sempre meno al primo derby della stagione, Ambrì Piotta e Lugano hanno avuto un approccio positivo al campionato e ora sono pronte a sfidarsi sul ghiaccio della Cornèr Arena in quella che sarà una partita molto sentita, e non solo sugli spalti. Per l’occasione abbiamo chiesto un’opinione su questo primo scorcio di regular season ad un grande conoscitore dell’hockey su ghiaccio nostrano ma non solo.
Marco Baron, cosa fai ora nella vita? In TV ti si vede un po’ meno…
“Ora sono in pensione dal mio lavoro, per quanto riguarda la TV non è stata una scelta mia ma rispetto ciò che viene deciso. Non nascondo però che mi manca, tutti sanno quanto mi piace seguire l’hockey ed è probabile che a breve mi rivedrete. Non è nel mio stile chiedere di essere invitato, mai l’ho fatto in passato e mai lo farò in futuro. Chi di dovere sa però che sono volentieri a disposizione”.
Hai detto che segui e non avevamo dubbi. Domani sera sarà tempo di derby e le due ticinesi sembrano arrivarci in salute…
“Penso proprio di sì, sono state disputate poche partite sin qui ma le indicazioni sono positive su entrambi i fronti. Ad Ambrì gli stranieri hanno iniziato bene e stanno trascinando la squadra: questo storicamente ha sempre permesso ai leventinesi di disputare un campionato tranquillo. Mi ha sorpreso in positivo Kreü. Trovo inoltre che Jussi Tapola abbia un ruolo fondamentale, la sua impronta è chiara. Lo stesso si può dire per il Lugano, con il vantaggio che Mitell e la squadra si conoscono da più tempo, con i risultati che tutti abbiamo visto nel corso della scorsa regular season. Sono contento per il mio amico Alessio Bertaggia che ha già segnato lo stesso numero di reti di un anno fa e mi dispiace per Giovanni Morini: il fatto che non abbia ancora giocato un istante in queste partite la dice lunga sulla concorrenza interna e la stessa cosa vale per i biancoblù con Daniele Grassi, Diego Kostner e Inti Pestoni. Tutti vogliono giocare, essere in forma e vincere: avere due allenatori come Tapola e Mitell stimola ulteriormente, con i risultati che stiamo vedendo. In generale, inoltre, quando vado a bere il caffè e a leggere i giornali al bar, percepisco che il pubblico è sereno e soddisfatto. Questo è molto positivo, perché si sa come siamo fatti in Ticino, bastano due partite storte e già si parla di crisi (ride, ndr)…”.
Un favorito vero non c’è quindi…
“No, già di suo il derby è particolare e imprevedibile, ma questa volta si parte veramente con entrambe le squadre che hanno il 50% di possibilità”.
Spostiamoci per un attimo dal Ticino: tralasciando lo ZSC che ha iniziato alla grande, chi fino ad ora ti ha sorpreso, sia in positivo che in negativo?
“Non mi aspettavo di vedere uno Zugo su questi livelli, l’anno scorso hanno davvero fatto tanta fatica mentre ora con un allenatore nuovo hanno iniziato molto forte contro delle avversarie quotate. Anche l’Ajoie ha modificato tanto, dallo staff agli stranieri, e si vedono i suoi frutti. Tante volte il cambiamento è davvero necessario, è uno stimolo anche solo avere una voce nuova che magari dice le stesse cose di chi l’ha preceduto, ma nello spogliatoio è percepito in maniera completamente diversa. L’allenatore, rispetto alla NHL, nel nostro campionato ha un peso fondamentale e deve essere un leader. In passato abbiamo visto squadre poco quotate tecnicamente ottenere risultati grazie all’organizzazione imposta dal coach. In tal senso ho visto poco bene il Losanna, che resta uno squadrone nonostante la partenza di alcuni elementi di spicco come Theo Rochette e gli infortuni capitati ultimamente”.
E delle due finaliste cosa dici? Anche Davos e Friborgo non sono partite benissimo…
“Vero. Ma anche loro hanno visto alcuni giocatori di peso andare via, e non è facile trovare dei nuovi stimoli e dei nuovi riferimenti nell’immediato. I grigionesi hanno una grande squadra ancora oggi, mentre i campioni svizzeri, i quali restano molto forti, hanno perso elementi come Berra e Sprunger, personalità che nello spogliatoio emanano una grandissima energia e sentono addosso la maglia, coinvolgendo tutto lo spogliatoio, anche chi è arrivato da poco tempo. Si torna sempre all’aspetto mentale, alla fine”.
Anche se come abbiamo detto un vero favorito non c’è, te la senti di sbilanciarti?
“L’ho fatto una volta sola ed è andata malissimo. Mi limito nel dire che si andrà all’overtime”.
(Foto PostFinance/Keystone/Ti-Press/Andrea Branca)