Da Abbiategrasso al Como, dal Lugano allo Sciaffusa e dal Taverne
all’Aarau, con un trasferimento perfezionatosi in questi giorni: Alessandro
Bizzarri (compirà 19 anni tra pochi giorni, il 2 ottobre), è un ragazzo che ha
già una vita da raccontare.
Seguendo le orme del papà e del fratello, inizia a giocare a calcio quando ha 5 anni: prima nell’Abbiategrasso, poi Vittuone e Rhodense, finché il Como gli mette gli occhi addosso e lo porta in riva al Lario.
Purtroppo l’anno dopo, il club lariano fallisce. Alessandro va a Novara e ci trascorre quattro anni, in cui cresce come ragazzo e calciatore. Lì, conosce un altro Alessandro, quel Biscotti, che dopo il fallimento del Novara, lo porta a Chiasso.
Gioca nei C Champions dei rossoblù, ma anche lì, il club fallisce: sì, Alessandro non è proprio fortunato (“spero di non essere io a portare sfortuna”, dice ridendo).
A Chiasso vince comunque il campionato e buona parte della squadra si trasferisce a Lugano, dove Leonid Novoselskiy, ex socio di Renzetti alla guida del FC Lugano, ha in mente di iniziare un nuovo progetto di calcio giovanile con i bianconeri.
Gioca nella U17 e nella U19, prima del trasferimento a Paradiso, dove conoscerà Sannino, da qualche giorno tecnico del Bellinzona (“non gli interessa se hai 16 o 30 anni, ti tratta come un professionista, ti chiama nel suo ufficio e ti spiega tutto”).
Intanto Novoselskyi trasferisce il suo progetto a Sciaffusa e chiama Bizzarri, che esordisce in Challenge League proprio contro il Bellinzona e segnando un gol ai granata. 12 presenze e una crescita costante, ma a Sciaffusa cambia la dirigenza e Alessandro finisce nella seconda squadra in Seconda Interregionale. Si fa male e sta fuori tre mesi.
È un momento delicato, ma la sua giovane vita è piena di colpi di scena: quel Biscotti di Novara e Chiasso, adesso è al Taverne e non ha mai dimenticato quel centrocampista dotato di tecnica e fantasia.
A Taverne c’è ancora Novoselskyi, che ha ritirato il club da Carlo Burà e che investe in struttura e squadra. È un calcio spettacolare per la categoria e soltanto un rigore sbagliato a Ginevra contro il Servette ferma la corsa della squadra di mister Carbone verso la promozione.
È il minuto novanta della partita di ritorno: il Servette è in dieci e il Taverne ha l’occasione di segnare il rigore e portare la sfida ai supplementari.
È proprio Alessandro, con soli 17 anni, che si presenta sul dischetto. Tanto coraggio e determinazione non gli bastano: quel pallone finisce maledettamente sul palo. Il Taverne è eliminato.
“Sono cose che capitano nella vita. Mi è spiaciuto tantissimo sbagliare quel rigore”.
A soli 17 tirare un rigore così pesante non è da tutti:
“Mister Carbone aveva deciso che dovevo tirarlo io e l’ho fatto volentieri. Li avevamo provati in settimana e probabilmente lo avevo convinto. Ricordo alcuni tifosi del Servette II che speravano lo tirasse Sabbatini, ricordandosi del rigore sbagliato in Coppa Svizzera con il Lugano, ma Sabba mi disse di andare e di tirarlo (dice ridendo)".
Proprio Sabbatini, unitamente a Solerio, sono persone che Alessandro non dimenticherà mai:
“Sono giocatori, ma soprattutto uomini, che mi hanno aiutato tantissimo. Solerio mi ha dato una grossa mano dal profilo mentale: sono sempre stato un testone e lui mi ha rimesso in riga. Sabbatini mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un professionista e come stare in campo: vederlo correre e impegnarsi così, dopo quella carriera, è un grande esempio”.
Quest’anno Alessandro ha iniziato la stagione ancora con il Taverne, ma da qualche settimana si rincorrevano voci su un suo possibile trasferimento: prima l’interesse del Grasshopper, poi quello dell’Aarau. Alla fine, l’hanno spuntata gli argoviesi.
“È il progetto che mi ha convinto di più, e anche per il Taverne credo sia stato il più conveniente”.
Cosa ti ha detto l’Aarau?
“Che vogliono farmi crescere e mi daranno tempo di gioco: il loro obiettivo è poi rivendermi un giorno”.
Cosa sai del club?
“So che da anni sono ai vertici della Challenge League e che è una città che vive di calcio. Sono sicuro che mi troverò benissimo”.
Come sono stati questi primi giorni?
“È andato tutto benissimo, i compagni mi hanno accolto molto bene. Credo che ci metterò poco a integrarmi nel gruppo”.
E come va col tedesco?
“Dovrei iniziare un corso al più presto, ma per fortuna con l’inglese si comunica ormai con tutti. E poi mister Iacopetta e il preparatore atletico Quattrocchi parlano italiano”.
Per la prima volta lontano da casa da solo:
“Sì, proprio così. Le altre volte era in compagnia di altri ragazzi, tutti nella mia stessa situazione, adesso invece è un po’ diverso. Vivo da solo in un appartamento, ma mi trovo molto bene. E poi, come già successo a Sciaffusa, i miei genitori vengono spesso a trovarmi”.
Sul campo ci sarà da sgomitare, ma Alessandro sembra essere pronto: tifoso della Roma, oltre a idoli come Messi e Totti, ne ha un altro che cerca di imitare:
“Il giocatore che più mi trasmette la romanità è Pellegrini: lo adoro, ho la sua maglia e lo guardo sempre giocare”.
Alessandro chiude con un pensiero, quasi un piccolo dispiacere:
“Peccato che il Lugano non mi abbia preso in considerazione, perché adoro la città, il club è in grandissima ascesa e c’è uno stadio nuovo che è bellissimo. Diciamo che Lugano era un po’ il mio sogno, ma va benissimo così”.
Magari un giorno, chissà…
“Speriamo. Sarebbe bellissimo”.
Seguendo le orme del papà e del fratello, inizia a giocare a calcio quando ha 5 anni: prima nell’Abbiategrasso, poi Vittuone e Rhodense, finché il Como gli mette gli occhi addosso e lo porta in riva al Lario.
Purtroppo l’anno dopo, il club lariano fallisce. Alessandro va a Novara e ci trascorre quattro anni, in cui cresce come ragazzo e calciatore. Lì, conosce un altro Alessandro, quel Biscotti, che dopo il fallimento del Novara, lo porta a Chiasso.
Gioca nei C Champions dei rossoblù, ma anche lì, il club fallisce: sì, Alessandro non è proprio fortunato (“spero di non essere io a portare sfortuna”, dice ridendo).
A Chiasso vince comunque il campionato e buona parte della squadra si trasferisce a Lugano, dove Leonid Novoselskiy, ex socio di Renzetti alla guida del FC Lugano, ha in mente di iniziare un nuovo progetto di calcio giovanile con i bianconeri.
Gioca nella U17 e nella U19, prima del trasferimento a Paradiso, dove conoscerà Sannino, da qualche giorno tecnico del Bellinzona (“non gli interessa se hai 16 o 30 anni, ti tratta come un professionista, ti chiama nel suo ufficio e ti spiega tutto”).
Intanto Novoselskyi trasferisce il suo progetto a Sciaffusa e chiama Bizzarri, che esordisce in Challenge League proprio contro il Bellinzona e segnando un gol ai granata. 12 presenze e una crescita costante, ma a Sciaffusa cambia la dirigenza e Alessandro finisce nella seconda squadra in Seconda Interregionale. Si fa male e sta fuori tre mesi.
È un momento delicato, ma la sua giovane vita è piena di colpi di scena: quel Biscotti di Novara e Chiasso, adesso è al Taverne e non ha mai dimenticato quel centrocampista dotato di tecnica e fantasia.
A Taverne c’è ancora Novoselskyi, che ha ritirato il club da Carlo Burà e che investe in struttura e squadra. È un calcio spettacolare per la categoria e soltanto un rigore sbagliato a Ginevra contro il Servette ferma la corsa della squadra di mister Carbone verso la promozione.
È il minuto novanta della partita di ritorno: il Servette è in dieci e il Taverne ha l’occasione di segnare il rigore e portare la sfida ai supplementari.
È proprio Alessandro, con soli 17 anni, che si presenta sul dischetto. Tanto coraggio e determinazione non gli bastano: quel pallone finisce maledettamente sul palo. Il Taverne è eliminato.
“Sono cose che capitano nella vita. Mi è spiaciuto tantissimo sbagliare quel rigore”.
A soli 17 tirare un rigore così pesante non è da tutti:
“Mister Carbone aveva deciso che dovevo tirarlo io e l’ho fatto volentieri. Li avevamo provati in settimana e probabilmente lo avevo convinto. Ricordo alcuni tifosi del Servette II che speravano lo tirasse Sabbatini, ricordandosi del rigore sbagliato in Coppa Svizzera con il Lugano, ma Sabba mi disse di andare e di tirarlo (dice ridendo)".
Proprio Sabbatini, unitamente a Solerio, sono persone che Alessandro non dimenticherà mai:
“Sono giocatori, ma soprattutto uomini, che mi hanno aiutato tantissimo. Solerio mi ha dato una grossa mano dal profilo mentale: sono sempre stato un testone e lui mi ha rimesso in riga. Sabbatini mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un professionista e come stare in campo: vederlo correre e impegnarsi così, dopo quella carriera, è un grande esempio”.
Quest’anno Alessandro ha iniziato la stagione ancora con il Taverne, ma da qualche settimana si rincorrevano voci su un suo possibile trasferimento: prima l’interesse del Grasshopper, poi quello dell’Aarau. Alla fine, l’hanno spuntata gli argoviesi.
“È il progetto che mi ha convinto di più, e anche per il Taverne credo sia stato il più conveniente”.
Cosa ti ha detto l’Aarau?
“Che vogliono farmi crescere e mi daranno tempo di gioco: il loro obiettivo è poi rivendermi un giorno”.
Cosa sai del club?
“So che da anni sono ai vertici della Challenge League e che è una città che vive di calcio. Sono sicuro che mi troverò benissimo”.
Come sono stati questi primi giorni?
“È andato tutto benissimo, i compagni mi hanno accolto molto bene. Credo che ci metterò poco a integrarmi nel gruppo”.
E come va col tedesco?
“Dovrei iniziare un corso al più presto, ma per fortuna con l’inglese si comunica ormai con tutti. E poi mister Iacopetta e il preparatore atletico Quattrocchi parlano italiano”.
Per la prima volta lontano da casa da solo:
“Sì, proprio così. Le altre volte era in compagnia di altri ragazzi, tutti nella mia stessa situazione, adesso invece è un po’ diverso. Vivo da solo in un appartamento, ma mi trovo molto bene. E poi, come già successo a Sciaffusa, i miei genitori vengono spesso a trovarmi”.
Sul campo ci sarà da sgomitare, ma Alessandro sembra essere pronto: tifoso della Roma, oltre a idoli come Messi e Totti, ne ha un altro che cerca di imitare:
“Il giocatore che più mi trasmette la romanità è Pellegrini: lo adoro, ho la sua maglia e lo guardo sempre giocare”.
Alessandro chiude con un pensiero, quasi un piccolo dispiacere:
“Peccato che il Lugano non mi abbia preso in considerazione, perché adoro la città, il club è in grandissima ascesa e c’è uno stadio nuovo che è bellissimo. Diciamo che Lugano era un po’ il mio sogno, ma va benissimo così”.
Magari un giorno, chissà…
“Speriamo. Sarebbe bellissimo”.
(Foto FC Taverne)