Con coraggio e tanta lucidità, Francesco Pargalìa si è
presentato ieri sera a Fuorigioco.
A soli tre giorni dal suo licenziamento dal Bellinzona, il tecnico ha raccontato la sua breve esperienza in granata, e lo ha fatto con dovizia di particolari.
Dalle difficoltà incontrate nell’allestimento della squadra, alle limitazioni strutturali di una società che è ancora in costruzione: non dev’essere stato facile per un giovane tecnico (38 anni) alla sua prima esperienza da allenatore (in carriera aveva sempre fatto l’assistente). L’ultimo posto in classifica, con una sola vittoria (oltre all’eliminazione in Coppa Svizzera), gli è stato fatale.
Le sue colpe? Difficile capire se avesse potuto fare di più, anche perché i problemi tecnici si sono intrecciati con quelli societari, rendendo l’estate granata tutt’altro che semplice.
Una cosa però è certa: al momento della firma, Pargalìa sapeva a cosa sarebbe andato incontro e quali sarebbero stati i problemi. Forse, trascinato dall’entusiasmo della gioventù, li ha un po’ sottovalutati. E adesso, ne paga le conseguenze.
In queste ore l’ex tecnico granata dovrebbe risolvere il suo contratto (indeterminato) con il club e poi aspetterà un’altra chiamata per rituffarsi nella mischia. Come ha confermato lui stesso, ha tanta voglia di ripartire e probabilmente, di prendersi una bella rivincita.
Il Bellinzona, in carenza di risultati, ha richiamato per la terza volta in poco tempo Beppe Sannino, uno che il calcio lo conosce a menadito e per cui l’ACB sta diventando una sorta di seconda famiglia.
Il tecnico italiano, 69 anni, deve risollevare una squadra che è sembrata fragile e che ha bisogno al più presto di uno scossone. Già magari domenica, quando al Comunale arriverà il Breitenrain.
Ultimo pensiero per il presidente Renato Sergi: alla sua prima esperienza in questo ruolo, ha forse sentito il peso delle responsabilità e una pressione che stava vieppiù aumentando. Quel progetto di cui parlava soltanto due mesi fa, è soltanto un lontano ricordo.
È quello che succede regolarmente nel calcio, dove alla fine contano soltanto i risultati. E Bellinzona non è diverso dal resto del mondo. Speriamo che Sannino gli permetta di vivere più serenamente, perché questi primi mesi da presidente dell’ACB sono stati tutt’altro che facili.
A soli tre giorni dal suo licenziamento dal Bellinzona, il tecnico ha raccontato la sua breve esperienza in granata, e lo ha fatto con dovizia di particolari.
Dalle difficoltà incontrate nell’allestimento della squadra, alle limitazioni strutturali di una società che è ancora in costruzione: non dev’essere stato facile per un giovane tecnico (38 anni) alla sua prima esperienza da allenatore (in carriera aveva sempre fatto l’assistente). L’ultimo posto in classifica, con una sola vittoria (oltre all’eliminazione in Coppa Svizzera), gli è stato fatale.
Le sue colpe? Difficile capire se avesse potuto fare di più, anche perché i problemi tecnici si sono intrecciati con quelli societari, rendendo l’estate granata tutt’altro che semplice.
Una cosa però è certa: al momento della firma, Pargalìa sapeva a cosa sarebbe andato incontro e quali sarebbero stati i problemi. Forse, trascinato dall’entusiasmo della gioventù, li ha un po’ sottovalutati. E adesso, ne paga le conseguenze.
In queste ore l’ex tecnico granata dovrebbe risolvere il suo contratto (indeterminato) con il club e poi aspetterà un’altra chiamata per rituffarsi nella mischia. Come ha confermato lui stesso, ha tanta voglia di ripartire e probabilmente, di prendersi una bella rivincita.
Il Bellinzona, in carenza di risultati, ha richiamato per la terza volta in poco tempo Beppe Sannino, uno che il calcio lo conosce a menadito e per cui l’ACB sta diventando una sorta di seconda famiglia.
Il tecnico italiano, 69 anni, deve risollevare una squadra che è sembrata fragile e che ha bisogno al più presto di uno scossone. Già magari domenica, quando al Comunale arriverà il Breitenrain.
Ultimo pensiero per il presidente Renato Sergi: alla sua prima esperienza in questo ruolo, ha forse sentito il peso delle responsabilità e una pressione che stava vieppiù aumentando. Quel progetto di cui parlava soltanto due mesi fa, è soltanto un lontano ricordo.
È quello che succede regolarmente nel calcio, dove alla fine contano soltanto i risultati. E Bellinzona non è diverso dal resto del mondo. Speriamo che Sannino gli permetta di vivere più serenamente, perché questi primi mesi da presidente dell’ACB sono stati tutt’altro che facili.