Il Belgio cala a Roma e
batte nettamente l'Italia, e le impartisce anche una severa lezione
tattica. Ha esercitato un dominio netto, non ci sono attenuanti. La
differenza tra le due Nazionali è evidente e impietosa: notevole il
divario tecnico e di ritmo. Gli Azzurri mica dispongono di giocatori
del livello di Godts o De Ketelaere, ma l'elenco potrebbe
continuare. La squadra di Mancini è poi sembrata fragile e timorosa,
incapace di organizzare una reazione basata sull'orgoglio o sulla
grinta. La crisi del football italiano pare irreversibile,
manifestata dalla debolezza imbarazzante della difesa, un tempo
reparto forte e quasi inespugnabile, ora è trafitta con una facilità
disarmante. E Romano? A centrocampo è stato travolto, le sue
responsabilità generali sono minime, ma il suo presunto talento non si è
visto, e sul primo gol degli ospiti ha commesso un errore palese e
marchiano. Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla. I proclami e le ambizioni di Mancini si sono dissolti,
secondo l'allenatore l'Italia è tra le prime dieci formazioni al
mondo, forse ha esagerato, e non poco. Il campo si esprime con il
linguaggio della franchezza e manifesta la realtà. L'Italia
calcistica è in una posizione di retroguardia, è come uno scoglio
che non può arginare il mare, e per risalire occorrerà molto, ma
molto tempo.
CALCIO INTERNAZIONALE
Italia piccola e fragile