Fa effetto vedere Giovanni Morini, praticamente senza sudore, salutare i tifosi bianconeri al termine della sconfitta patita dal Lugano a Langnau. A pochi metri di distanza è facile leggere il suo viso. La sua folta barba non nasconde l’espressione del volto: occhi di chi è amareggiato, di qualcuno che per l’ennesima volta è rimasto seduto in panchina a fare polvere, senza mai ricevere la chance di poter dare il suo contributo. Il ghiaccio lo ha appunto assaporato solamente nel riscaldamento e al termine della contesa per andare a stringere la mano agli avversari. Lui che ormai da una dozzina di anni fa parte dell’inventario sottocenerino, una persona che non si è mai tirata indietro e ha sempre dato tutto per la maglia. “Il n’a jamais triché” direbbero gli amici romandi. È francamente difficile comprendere la scelta di Mitell, specialmente vedendo cosa stava accadendo nell’ultima frazione, con il Lugano in balia degli eventi. Giovanni, con la sua esperienza, la sua verve agonistica e il coraggio da indomito guerriero, avrebbe sicuramente potuto dare il suo valido apporto in un momento così delicato, con la carrozza ticinese in fase di sbandamento. Il trattamento che sta ricevendo è alquanto enigmatico, specialmente vedendo le prestazioni di alcuni suoi compagni. Se tutti i dodici attaccanti fossero estremamente performanti si potrebbe capire la scelta di escluderlo, ma allo stato attuale è difficile trovare una motivazione valida legata al principio delle prestazioni. Ovviamente lo staff tecnico ha tutto il diritto di fare le scelte che meglio crede, di base senza dover rendere conto di nulla a media o tifosi. In questo caso però, forse una spiegazione pulita verso l’esterno, priva di sotterfugi e senza i classici cliché, ci starebbe. Già, perché lo ribadiamo, difficilmente può trattarsi di una scelta esclusivamente tecnica, questo perlomeno l’indizio dato dalla sfida di ieri.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)