CALCIO INTERNAZIONALE
Sacrificio e difesa
Pubblicato il 03.10.2026 04:21
di Silvano Pulga
Difficile commentare la metamorfosi dell'Italia, dalla scialba prova dell'Olimpico contro il non irresistibile Belgio a quella convincente di ieri sera a Saint Denis. Se è vero che nel mezzo c'è stata la netta affermazione in Turchia, dovuta anche alla cattiva prestazione degli avversari, a questo giro gli Azzurri avevano di fronte la Francia la quale, pur orfana di Mbappé, è una delle grandi potenze del calcio mondiale. Mancini, arrivato con l'aurea del figliol prodigo, in una situazione non certo idilliaca per il movimento calcistico tricolore, sta provando a mettere insieme un gruppo di giovani a caccia di affermazioni, puntellandolo con alcuni anziani di fiducia. Gigio Donnarumma, per esempio, con il quale non siamo mai stati teneri, ieri sera ha vinto la sua sfida personale con Mike Maignan, che lo ha sostituito al Milan. Il portiere azzurro, uno dei pochi sopravvissuti della precedente gestione manciniana, ha dimostrato di sapersi migliorare ancora, crescendo rispetto alle stagioni passate, in un'età dove, normalmente, si è arrivati al culmine. Bravo lui, e chi lo allena, ad avere avuto la forza di lavorare e di mettersi in discussione: non è da tutti. E forse, come sottolineato dalla stampa di oltreconfine, oggi l'Italia il suo fuoriclasse ce l'ha tra i pali. Il resto lo fa l'atteggiamento: se è vero che la Francia, soprattutto nella prima frazione, li ha snobbati, è un fatto che gli Azzurri abbiano messo in campo una personalità inattesa. E alcuni giovani, come scrivevamo sopra, non vedono l'ora di potersi giocare traguardi importanti. E qua, evidentemente, il nuovo selezionatore sta cominciando a seminare. E la Francia? Il talento c'è, come abbiamo visto ai recenti mondiali. Va trovata la formula per rendere sempre più squadra un insieme di undici giocatori i quali, consci di essere bravi, vorrebbero forse che ciascuno degli altri giocasse al loro servizio. Sperando, poi, che Lucas Da Cuhna non si deprima troppo, visto che il pari è nato da un suo errore: capita e, come direbbe Cesc Fàbregas, fa parte della crescita.