CALCIO INTERNAZIONALE
Nessuno tocchi Ronaldo
Pubblicato il 03.10.2026 04:23
di A. L.
“Decido io chi gioca”, Jorge Jesus, allenatore del Portogallo, ha pronunciato questa frase, scontata, quasi banale e si è scatenato l'inferno. Il cielo si è aperto. E l'ira di Cristiano Ronaldo ha trasceso quella di Achille. La trama è diventato intricata e spettacolare: fuga dal ritiro; una nottata in volo; l'intervento della politica, il primo ministro ha parlato con i tutti i protagonisti della vicenda; Lisbona tappezzata di cartelloni che inneggiano al fuoriclasse e criticano il tecnico; la maglia numero 7 che verrà indossata da Leao; la promessa di dire la verità. Gli alibi e le ragioni si confondono in un vortice, media e social la fanno da padroni. E mentre Messi viene celebrato e issato a leggenda, l'addio di Ronaldo alla sua Nazionale è drammatico e privo di giubilo. Dovevano esserci commozione, lacrime, e ringraziamenti. E poi spettava al campione dire basta. Invece si discute di ingratitudine e tradimenti. Cosa resta del calcio? Poco o niente. Toccare Ronaldo è impossibile, nell'immaginario collettivo è un simbolo potente, rappresenta un totem, porta con sé una sacralità laica. Il Portogallo è tormentato ai limiti del dilaniamento, e il resto del mondo assiste allo spettacolo. Il resto seguirà.