Ci sono quei compleanni memorabili, di cui ci si ricorda ancora anni dopo: un’uscita leggendaria in qualche locale underground di una città a noi non familiare, un incontro speciale, un’escursione in qualche stadio che non fa decisamente parte della nostra vita quotidiana e altro ancora. Dominic Lammer, l’attaccante del Rapperswil, due giorni fa ha festeggiato il suo 34esimo anno di vita. Chissà probabilmente non si sarebbe mai immaginato di renderlo così straordinariamente fantastico e indimenticabile. Okay, il numero 89 in fondo ha sempre avuto un certo feeling con la rete (142 gol in carriera), ma non è nemmeno un Gregory Hofmann o un Lino Martschini di turno.
Nella vittoria casalinga ottenuta all’overtime per 4 a 3 contro il Berna, Lammer ha iscritto nell’autunno della sua carriera la prima tripletta della sua vita in National League. Tre perle siglate nello spazio 22 minuti. Un primo gol da vero rapace, con l’ex Lugano capace di sfruttare un rebound. Il secondo? Il caro vecchio “buebetrickli”, un evergreen che non passa mai di moda, malgrado i portieri del giorno d’oggi siano più mobili e reattivi di quelli di un tempo e dunque se ne vedono meno. L’ultimo centro? Non poteva che essere il più bello: un tiro al volo in caduta, uno degli esercizi più difficili. Che dire? Sbalorditivo, anche perché il tutto è stato fatto in un contesto di equilibrio e non durante una batosta inflitta al team avversario. Tutte le tre segnature sono state decisive e importanti nel contesto della sfida. Ciò, a ulteriormente impreziosire un compleanno da favola, da urlo, uno di quelli che non ci si scorda più. Standing ovation.
Nella vittoria casalinga ottenuta all’overtime per 4 a 3 contro il Berna, Lammer ha iscritto nell’autunno della sua carriera la prima tripletta della sua vita in National League. Tre perle siglate nello spazio 22 minuti. Un primo gol da vero rapace, con l’ex Lugano capace di sfruttare un rebound. Il secondo? Il caro vecchio “buebetrickli”, un evergreen che non passa mai di moda, malgrado i portieri del giorno d’oggi siano più mobili e reattivi di quelli di un tempo e dunque se ne vedono meno. L’ultimo centro? Non poteva che essere il più bello: un tiro al volo in caduta, uno degli esercizi più difficili. Che dire? Sbalorditivo, anche perché il tutto è stato fatto in un contesto di equilibrio e non durante una batosta inflitta al team avversario. Tutte le tre segnature sono state decisive e importanti nel contesto della sfida. Ciò, a ulteriormente impreziosire un compleanno da favola, da urlo, uno di quelli che non ci si scorda più. Standing ovation.
(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)