Reti fatte: 26 (la media totale è di 27), reti subite: 26 (perfettamente
nella media). Questi sono i numeri delle prime sette partite del Lugano, se osservati
in superficie. Tutto sommato, un buon bilancio. Ma analizziamo a fondo le cifre
degli uomini di Tomas Mitell.
Partiamo dagli aspetti positivi. A parità numerica, i
bianconeri sono la miglior squadra del campionato assieme agli inarrivabili Lions
con tre segnature a partita. Pure il tanto criticato powerplay, per reti a
partita, è vicino alla media totale (0.71 su un complessivo di 0.76: solo gli
Zurighesi e il Friborgo viaggiano oltre la rete a partita) con una riuscita
sostanzialmente buona del 21.74%, decima percentuale della lega, ma che non
deve trarre in inganno poiché non molto inferiore alla media, attorno al 23%. Buoni
i dati delle conclusioni scagliate verso i portieri avversari (più di 32 tiri a
partita, con un’efficacia dell’11.45%). Ottima la percentuale agli ingaggi
(53.55% complessivo, oltre il 58% in fase difensiva), nella cui graduatoria il
Lugano è secondo alle spalle del Langnau.
Veniamo però a ciò che ancora non funziona e che sta
condizionando la continuità ricercata dai sottocenerini. Il dato che più ‘spaventa’
è legato principalmente alle reti incassate in proporzione ai tiri concessi: il
Lugano è di gran lunga la squadra che lascia meno conclusioni ai propri avversari
(22.71 tiri a partita) salvo incassare la bellezza di 3.71 reti a match. Dato,
questo, che inevitabilmente influisce sul rendimento degli estremi difensori
bianconeri: non a caso, Niklas Schlegel è il peggiore tra i portieri titolari
con una percentuale di parate dell’83.72%, mentre Joren Van Pottelberghe, nella
sua unica sfida disputata, è uscito dal ghiaccio con un 86.21%. Decisamente un
dato insufficiente, ma che non deve mettere in croce né uno né l’altro. Molto
male anche il penaltykilling (ne abbiamo avuto un saggio contro l’Ajoie
domenica, prima ancora nel derby di una decina di giorni or sono), che con il
66.67% è il peggiore assieme a quello del Losanna, avversario questa sera di
Fazzini e soci. I vodesi, dal canto loro, sono la squadra più penalizzata del
torneo, mentre i luganesi si trovano ben al di sotto della media totale del
campionato (75 minuti) con soli 64’, tutti frutto di penalità minori. Meno grave,
seppur poco edificante, è il dato legato alle partite fuori casa, dove il
Lugano è ancora fermo al palo, ma tre partite sono un campione troppo poco
indicativo per trarre una conclusione.
Mettendo a bilancio tutti questi numeri, potrebbe andare
meglio, ma potrebbe andare anche peggio. Tutto è migliorabile e con una
maggiore regolarità di partite in calendario e soprattutto con una concentrazione
più costante nell’arco del match, il Lugano potrà presto ritrovare sé stesso:
la testimonianza che i bianconeri sono presenti sta nella prestazione della Cornèr
Arena contro il Rapperswil venerdì scorso, ma vanno assolutamente ridotti al
minimo i cali di tensione visti nell’Emmental e nel Giura: la sberla subita
domenica deve fungere da sveglia per un Lugano che sta lavorando bene ma è forse
ancorato troppo a quanto bene fatto nello scorso campionato. Già, lo scorso. È forse
proprio questo il blocco principale: il non essere sufficientemente focalizzato
sul presente. L’occasione per il rilancio (si spera) definitivo arriva questa
sera alla Vaudoise Aréna contro un Losanna in uno stato di salute poco diverso
da quello dei bianconeri. L’assenza aggiuntiva di Lorenzo Canonica (toccato
duro sul finale di secondo periodo a Porrentruy) non fa bene alla continuità
bianconera e potrebbe costringere Mitell a rispolverare Rasmus Kupari. Vi è
però da fare i conti con una difesa anch’essa ridotta, la quale non può tuttavia
privarsi di un Dahlström seppur non stellare e di un Lassi Thomson in netta
crescita.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)