Diciamolo: visitare il
parcheggio dei bus di una gara di ciclismo professionistico,
soprattutto in un giorno feriale, quando tanti lavorano e i ragazzi
sono a scuola, con tutto ciò che ne consegue rispetto
all'affollamento, è un'esperienza da fare, per un appassionato. E
così, ad Asti, sede di partenza del Gran Piemonte 2026, ne abbiamo
ampiamente approfittato, grazie anche a un'ottima organizzazione, che
ha trovato gli spazi idonei nel centro della città. Certo, non è
facile vedere i protagonisti, che restano sui bus a caccia di
concentrazione. Tuttavia, chi ama la bicicletta cerca soprattutto
loro: le protagoniste, i mezzi da competizione, sogno proibito di
ogni cicloamatore, visti i prezzi astronomici delle repliche
disponibili sul mercato. Le vedi, lì davanti ai bus, curate con
affetto dai meccanici. Mezzi leggerissimi, perlomeno rispetto a
quelli che usavamo noi nel secolo scorso. L'ambiente ricorda quello
dei paddock delle gare automobilistiche, con i nastri per tenere a
distanza i visitatori, i mezzi sottoposti alle ultime cure. I
tubolari vengono gonfiati a una pressione di 4,6/4/8 bar, mentre i
rapporti montati per la gara variano da team a team: c'è chi monta
una sola corona anteriore (generalmente un 56), chi due (46 come
seconda per molti) mentre dietro si passa da un 33 al 36, con l"11
sull'altra estremità. Fa davvero impressione, perché nella
combinazione 56/11 si fanno circa 12 metri a pedalata. Il ciclismo è
cambiato rispetto al secolo passato: non solo i corridori vengono
monitorati dal computer mentre sono sotto sforzo, ma hanno del tutto
modificato anche la dieta in gara, per esempio: le crisi di fame, i
panini, la frutta appartengono al passato. Gli atleti consumano in
corsa alimenti a base di gel, sempre sotto controllo del medico di
squadra per via degli inconvenienti (l'intestino non li gradisce
molto, con tutto ciò che ne potrebbe derivare, magari al momento
sbagliato). Diciamolo; c'è stata un'era nella quale la
bicicletta era lo sport per eccellenza delle classi più povere.
Oggi, invece, i mezzi più performanti costano come automobili. Resta
la fatica, compagna di tutte le generazioni: qualcosa che nessuna
bicicletta ultramoderna, piuttosto che un computer, riuscirà mai ad
eliminare. E,probabilmente, il fascino di questo sport è proprio nel
fatto che, comunque vada, arriva davanti chi, la fatica, riesce a
domarla meglio degli altri.
CICLISMO
Le bici moderne sono belle e costano