CICLISMO
Le bici moderne sono belle e costano
Pubblicato il 08.10.2026 07:00
di Silvano Pulga
Diciamolo: visitare il parcheggio dei bus di una gara di ciclismo professionistico, soprattutto in un giorno feriale, quando tanti lavorano e i ragazzi sono a scuola, con tutto ciò che ne consegue rispetto all'affollamento, è un'esperienza da fare, per un appassionato. E così, ad Asti, sede di partenza del Gran Piemonte 2026, ne abbiamo ampiamente approfittato, grazie anche a un'ottima organizzazione, che ha trovato gli spazi idonei nel centro della città. Certo, non è facile vedere i protagonisti, che restano sui bus a caccia di concentrazione. Tuttavia, chi ama la bicicletta cerca soprattutto loro: le protagoniste, i mezzi da competizione, sogno proibito di ogni cicloamatore, visti i prezzi astronomici delle repliche disponibili sul mercato. Le vedi, lì davanti ai bus, curate con affetto dai meccanici. Mezzi leggerissimi, perlomeno rispetto a quelli che usavamo noi nel secolo scorso. L'ambiente ricorda quello dei paddock delle gare automobilistiche, con i nastri per tenere a distanza i visitatori, i mezzi sottoposti alle ultime cure. I tubolari vengono gonfiati a una pressione di 4,6/4/8 bar, mentre i rapporti montati per la gara variano da team a team: c'è chi monta una sola corona anteriore (generalmente un 56), chi due (46 come seconda per molti) mentre dietro si passa da un 33 al 36, con l"11 sull'altra estremità. Fa davvero impressione, perché nella combinazione 56/11 si fanno circa 12 metri a pedalata. Il ciclismo è cambiato rispetto al secolo passato: non solo i corridori vengono monitorati dal computer mentre sono sotto sforzo, ma hanno del tutto modificato anche la dieta in gara, per esempio: le crisi di fame, i panini, la frutta appartengono al passato. Gli atleti consumano in corsa alimenti a base di gel, sempre sotto controllo del medico di squadra per via degli inconvenienti (l'intestino non li gradisce molto, con tutto ciò che ne potrebbe derivare, magari al momento sbagliato). Diciamolo; c'è stata un'era nella quale la bicicletta era lo sport per eccellenza delle classi più povere. Oggi, invece, i mezzi più performanti costano come automobili. Resta la fatica, compagna di tutte le generazioni: qualcosa che nessuna bicicletta ultramoderna, piuttosto che un computer, riuscirà mai ad eliminare. E,probabilmente, il fascino di questo sport è proprio nel fatto che, comunque vada, arriva davanti chi, la fatica, riesce a domarla meglio degli altri.