Chi è Robert Mayer? Il nuovo portiere del Lugano è ormai da anni parte integrante del nostro hockey, ma non avendo mai giocato in Ticino ai più è “sconosciuto”.
Robert è nato nella fu Cecoslovacchia, ad Havirov, cittadina di circa 70'000 abitanti distante una ventina di chilometri da Ostrava. Suo nonno ad Havirov era “l’eismeister”, quindi l’addetto alla manutenzione del ghiaccio e della pista in generale. Ecco perché l’estremo difensore entrò in contatto già prestissimo con l’hockey. Robert si trasferì con la famiglia ad appena 4 anni in quel di Haldenstein, un ex comune ora integrato nella città di Coira. Tornò in seguito per due anni ad Havirov, dove frequentò la terza e la quarta elementare abitando dai nonni, prima del ritorno definitivo a Coira. Dopo la trafila nella società grigionese a 14 anni il passaggio al Kloten. Nel 2007, a nemmeno 18 anni, la partenza verso il Nordamerica. Una lunga avventura, in cui non venne mai draftato, ma nel 2008 riuscì comunque a firmare un contratto con i mitici Montréal Canadiens. Non giocò mai in NHL, disputò però ben 4 campionati di AHL negli Hamilton Bulldogs, ex franchigia a quell’epoca farm-team di Montréal.
Insomma, già lì mostrò che non è uno che molla facilmente. Nel 2014 ci fu la svolta, con il rientro in Svizzera nelle fila del Ginevra. In realtà aveva già firmato un anno prima con il Bienne, ma poi arrivò l’offerta di rinnovo di Montréal e quindi sciolse il contratto con i Seeländer. Sei stagioni in riva al Lemano e poi il trasferimento al Davos, doveva diventare l’elemento di punta dei gialloblù, forte di un accordo quadriennale. Andò malissimo, al punto che il contratto fu sciolto dopo poco più di una stagione. Nemmeno il passaggio in prestito al Langnau si rivelò particolarmente fortunato. Mayer tornò dunque nella sua “casa sportiva”, a Ginevra, dove tra prodezze incredibili e "cavolate" altrettanto assurde arrivò all’apice della gloria e della sua arte nel 2023, sinonimo di titolo.
Anche fuori dal ghiaccio non sono mancati i momenti duri. Nell'estate del 2017 Mayer, diventato tra l’altro padre a soli 19 anni, si trovava a Saint John, in Canada, in sella a un Quad, quando si schiantò contro un albero. In stato di shock, tornò all’abitazione, probabilmente l’adrenalina stava celando il dolore. Per sicurezza, dopo una doccia, si recò in ospedale. La diagnosi? Sei costole fratturate, lesioni alla base di due vertebre e alla scapola, una perforazione polmonare e contusioni gastriche. Se avesse aspettato anche solo un'ora in più prima di farsi ricoverare, sarebbe verosimilmente morto di emorragia interna.
Insomma, Robert Mayer è decisamente un profilo accattivante, con alle spalle un vissuto movimentato, uno a cui non è mai stato regalato nulla nella vita. Proprio oggi compie 37 anni, chissà se potrà festeggiarli debuttando con i bianconeri.
Robert è nato nella fu Cecoslovacchia, ad Havirov, cittadina di circa 70'000 abitanti distante una ventina di chilometri da Ostrava. Suo nonno ad Havirov era “l’eismeister”, quindi l’addetto alla manutenzione del ghiaccio e della pista in generale. Ecco perché l’estremo difensore entrò in contatto già prestissimo con l’hockey. Robert si trasferì con la famiglia ad appena 4 anni in quel di Haldenstein, un ex comune ora integrato nella città di Coira. Tornò in seguito per due anni ad Havirov, dove frequentò la terza e la quarta elementare abitando dai nonni, prima del ritorno definitivo a Coira. Dopo la trafila nella società grigionese a 14 anni il passaggio al Kloten. Nel 2007, a nemmeno 18 anni, la partenza verso il Nordamerica. Una lunga avventura, in cui non venne mai draftato, ma nel 2008 riuscì comunque a firmare un contratto con i mitici Montréal Canadiens. Non giocò mai in NHL, disputò però ben 4 campionati di AHL negli Hamilton Bulldogs, ex franchigia a quell’epoca farm-team di Montréal.
Insomma, già lì mostrò che non è uno che molla facilmente. Nel 2014 ci fu la svolta, con il rientro in Svizzera nelle fila del Ginevra. In realtà aveva già firmato un anno prima con il Bienne, ma poi arrivò l’offerta di rinnovo di Montréal e quindi sciolse il contratto con i Seeländer. Sei stagioni in riva al Lemano e poi il trasferimento al Davos, doveva diventare l’elemento di punta dei gialloblù, forte di un accordo quadriennale. Andò malissimo, al punto che il contratto fu sciolto dopo poco più di una stagione. Nemmeno il passaggio in prestito al Langnau si rivelò particolarmente fortunato. Mayer tornò dunque nella sua “casa sportiva”, a Ginevra, dove tra prodezze incredibili e "cavolate" altrettanto assurde arrivò all’apice della gloria e della sua arte nel 2023, sinonimo di titolo.
Anche fuori dal ghiaccio non sono mancati i momenti duri. Nell'estate del 2017 Mayer, diventato tra l’altro padre a soli 19 anni, si trovava a Saint John, in Canada, in sella a un Quad, quando si schiantò contro un albero. In stato di shock, tornò all’abitazione, probabilmente l’adrenalina stava celando il dolore. Per sicurezza, dopo una doccia, si recò in ospedale. La diagnosi? Sei costole fratturate, lesioni alla base di due vertebre e alla scapola, una perforazione polmonare e contusioni gastriche. Se avesse aspettato anche solo un'ora in più prima di farsi ricoverare, sarebbe verosimilmente morto di emorragia interna.
Insomma, Robert Mayer è decisamente un profilo accattivante, con alle spalle un vissuto movimentato, uno a cui non è mai stato regalato nulla nella vita. Proprio oggi compie 37 anni, chissà se potrà festeggiarli debuttando con i bianconeri.
(Wikimedia Commons/Fabien Perissinotto)