Il tema Xhaka, la Nations League e la delusione dell’Under
21, passando per una panoramica più estesa sul nostro calcio.
Pier Tami, intervenuto ieri sera a Fuorigioco, ha toccato diversi temi, con la disponibilità e la competenza di sempre.
Partendo appunto dalla multa di Xkaka (150 mila franchi, sospesi), per aver falsificato un certificato covid.
Il responsabile delle nostre squadre nazionali spiega bene la situazione:
“Una decisione sul suo rapporto con la nazionale arriverà a fine ottobre, dopo i vari colloqui che avremo. Sia per Xhaka che Embolo c’è stata una condanna e sono stati puniti, ma stiamo parlando di fatti privati. Un po’ come chi prende il radar con l’auto…”.
Sono dunque perdonati?
“Se è vero che hanno sbagliato, hanno ammesso il loro errore e hanno pagato. Oltretutto non erano obbligati a vaccinarsi e se hanno prodotto un certificato falso, non l’hanno certo fatto per la nazionale”.
Chi c’è parla di mancanza di etica da parte del capitano della nazionale:
“Non credo che il capitano della nazionale si debba portare sulle spalle la responsabilità di un’intera nazione. È ovvio che quando sbaglia un giocatore del suo calibro ci sia un’eco maggiore, ma non dobbiamo nemmeno esagerare nel volerlo punire”.
Xhaka resta un giocatore importante per la nazionale, vero?
“Stiamo parlando di qualcuno che ha vestito 140 volte la maglia della nazionale e bisogna avere rispetto per ciò che ha dato e per ciò che ha rappresentato per il calcio svizzero”.
Questa Svizzera ha ancora bisogno di lui?
“Penso proprio di sì. Quando le cose vanno bene allora non ci sono problemi, ma quando ci sono delle difficoltà si ha bisogno di leader come lui”.
Dunque Xhaka tornerà a vestire la maglia della nazionale?
“Non lo so, perché poi qui c’è anche un aspetto politico da tenere in considerazione, ma dal punto di vista sportivo tutti lo vogliono. Oltretutto, con il suo comportamento, non ritengo che abbia messo in cattiva luce la nazionale”.
Per la Nations League lo avete lasciato a casa (unitamente a Embolo):
“Lo abbiamo fatto per isolare la squadra e allontanare un po’ il polverone mediatico. Volevamo stare tranquilli e concentrarsi unicamente sul campo. Direi che ci siamo riusciti”.
La nazionale maggiore va a gonfie vele mentre l’Under 21 rimedia figuracce e non si qualifica per l’Europeo:
“Dobbiamo analizzare bene le prestazioni dei ragazzi dell’U21: a inizio anno abbiamo cambiato allenatore (Alex Frei al posto di Sacha Stauch) perché non eravamo contenti dell’evoluzione della squadra. Ora dobbiamo capire bene cos’è successo. Ovviamente non siamo contenti, come non lo è nemmeno Frei”.
C’erano quattro giocatori (Manzambi, Boteli, Athekame e Britschgi) che avrebbero potuto rinforzare l’U21: non ci avete pensato?
“Sì certo, ma l’obiettivo della nostra U21, oltre a quello di qualificarsi, è quello di preparare i ragazzi alla nazionale maggiore. E se hanno la possibilità di fare il salto, questa deve restare la priorità. Oltretutto la Nations League è importante”.
In che senso?
“La Nations League offre una seconda possibilità di qualificarsi per Europei e Mondiali, nel caso si fallissero le qualificazioni. Basta vedere cos’è successo con la Svezia recentemente…”.
Alla RSI hai detto che la colpa di questi risultati della Under 21 è della Super League:
“Forse non mi sono spiegato bene e ci tengo a precisare il mio concetto: questi risultati sono esclusivamente colpa dell’U21, non voglio tirare in ballo altri responsabili. Poi ho fatto un’ulteriore riflessione sulla Super League…”.
Ce la puoi spiegare?
“Qualche anno fa la Super League produceva squadre che partecipavano a tornei come la Champions League e l’Europa League, ora invece partecipiamo soltanto alla Conference League. Credo che a livello internazionale abbiamo perso delle posizioni”.
Molti ragazzi che hanno giocato nell’U21 non militano però in squadre di Super League:
“Il vero problema è che tanti di quei ragazzi che sono andati all’estero dispongono di poco minutaggio nelle rispettive squadre. E questo è davvero penalizzante. Sia per loro che per la nazionale…”.
Pier Tami, intervenuto ieri sera a Fuorigioco, ha toccato diversi temi, con la disponibilità e la competenza di sempre.
Partendo appunto dalla multa di Xkaka (150 mila franchi, sospesi), per aver falsificato un certificato covid.
Il responsabile delle nostre squadre nazionali spiega bene la situazione:
“Una decisione sul suo rapporto con la nazionale arriverà a fine ottobre, dopo i vari colloqui che avremo. Sia per Xhaka che Embolo c’è stata una condanna e sono stati puniti, ma stiamo parlando di fatti privati. Un po’ come chi prende il radar con l’auto…”.
Sono dunque perdonati?
“Se è vero che hanno sbagliato, hanno ammesso il loro errore e hanno pagato. Oltretutto non erano obbligati a vaccinarsi e se hanno prodotto un certificato falso, non l’hanno certo fatto per la nazionale”.
Chi c’è parla di mancanza di etica da parte del capitano della nazionale:
“Non credo che il capitano della nazionale si debba portare sulle spalle la responsabilità di un’intera nazione. È ovvio che quando sbaglia un giocatore del suo calibro ci sia un’eco maggiore, ma non dobbiamo nemmeno esagerare nel volerlo punire”.
Xhaka resta un giocatore importante per la nazionale, vero?
“Stiamo parlando di qualcuno che ha vestito 140 volte la maglia della nazionale e bisogna avere rispetto per ciò che ha dato e per ciò che ha rappresentato per il calcio svizzero”.
Questa Svizzera ha ancora bisogno di lui?
“Penso proprio di sì. Quando le cose vanno bene allora non ci sono problemi, ma quando ci sono delle difficoltà si ha bisogno di leader come lui”.
Dunque Xhaka tornerà a vestire la maglia della nazionale?
“Non lo so, perché poi qui c’è anche un aspetto politico da tenere in considerazione, ma dal punto di vista sportivo tutti lo vogliono. Oltretutto, con il suo comportamento, non ritengo che abbia messo in cattiva luce la nazionale”.
Per la Nations League lo avete lasciato a casa (unitamente a Embolo):
“Lo abbiamo fatto per isolare la squadra e allontanare un po’ il polverone mediatico. Volevamo stare tranquilli e concentrarsi unicamente sul campo. Direi che ci siamo riusciti”.
La nazionale maggiore va a gonfie vele mentre l’Under 21 rimedia figuracce e non si qualifica per l’Europeo:
“Dobbiamo analizzare bene le prestazioni dei ragazzi dell’U21: a inizio anno abbiamo cambiato allenatore (Alex Frei al posto di Sacha Stauch) perché non eravamo contenti dell’evoluzione della squadra. Ora dobbiamo capire bene cos’è successo. Ovviamente non siamo contenti, come non lo è nemmeno Frei”.
C’erano quattro giocatori (Manzambi, Boteli, Athekame e Britschgi) che avrebbero potuto rinforzare l’U21: non ci avete pensato?
“Sì certo, ma l’obiettivo della nostra U21, oltre a quello di qualificarsi, è quello di preparare i ragazzi alla nazionale maggiore. E se hanno la possibilità di fare il salto, questa deve restare la priorità. Oltretutto la Nations League è importante”.
In che senso?
“La Nations League offre una seconda possibilità di qualificarsi per Europei e Mondiali, nel caso si fallissero le qualificazioni. Basta vedere cos’è successo con la Svezia recentemente…”.
Alla RSI hai detto che la colpa di questi risultati della Under 21 è della Super League:
“Forse non mi sono spiegato bene e ci tengo a precisare il mio concetto: questi risultati sono esclusivamente colpa dell’U21, non voglio tirare in ballo altri responsabili. Poi ho fatto un’ulteriore riflessione sulla Super League…”.
Ce la puoi spiegare?
“Qualche anno fa la Super League produceva squadre che partecipavano a tornei come la Champions League e l’Europa League, ora invece partecipiamo soltanto alla Conference League. Credo che a livello internazionale abbiamo perso delle posizioni”.
Molti ragazzi che hanno giocato nell’U21 non militano però in squadre di Super League:
“Il vero problema è che tanti di quei ragazzi che sono andati all’estero dispongono di poco minutaggio nelle rispettive squadre. E questo è davvero penalizzante. Sia per loro che per la nazionale…”.