Paolo Duca, ma anche Peter Jaks, Hnat Domenichelli ed altri,
ci narravano quanto essere DS ed azzeccare uno straniero dipendesse da più
fattori. Il lavoro estivo lontano dal futuro datore di lavoro, l’integrazione
nella nuova realtà (gruppo ma anche vita privata, soprattutto se magari hai la famiglia
che non ti segue all’inizio, infortuni, feeling con il coach ed il sistema di
gioco, insomma molti parametri, variabili).
Contro lo ZSC il premio di miglior giocatore è stato dato a
Schlegel, ma a meritarselo davvero sarebbe stato Nick Shore. Due grandi assist,
lavoro a tutto pista, quasi il 56% degli ingaggi vinti, lavoro incessante con
l’uomo in meno (che ha prodotto anche un assist sontuoso per Tanner), alla
balaustra nel vincere duelli, a rispondere a Kukan in un alterco.
Insomma, Shore arrivato come settimo straniero per il
momento è decisamente meritevole di essere tra i sei titolari, quanto non
accadde dopo un mese ad Ambrì (pure con sette stranieri) nel 2022/23, anche per
colpa di più fattori, compreso un infortunio al costato patito il 20 agosto
2022 in preparazione contro il Langnau. Arrivarono poi tra il 21 ottobre ed il
5 novembre otto sconfitte consecutive, venne relegato sempre più in tribuna per
dar spazio a McMillan dopo la prima pausa dedicata alle nazionali. Il
“giocattolo” si era rotto, la separazione fu inevitabile. A Lugano, per il
momento, Shore sembra invece la sua migliore versione, e seppur partito come
settimo straniero, per il momento ha semplicemente cambiato le coordinate. Un
po’ come a Zurigo o Langnau (le prime due in classifica), la concorrenza aiuta
e non è un problema. Anzi. Sette stranieri possono essere un vantaggio,
soprattutto considerando che la stagione è lunga e le rotazioni possono essere
anche forzate tra infortuni, malattie o semplice gestione delle energie. Di
sicuro Shore non è il settimo straniero, ma uno dei sette a disposizione.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)