Chissà se, in un futuro non troppo lontano, Isaac Del Toro e
Paul Seixas diventeranno due grandissimi del ciclismo. Il messicano lo teniamo
d'occhio da un paio di stagioni: lo intervistammo lo scorso anno, prima di una
fortunata (per lui) Milano-Torino, e ci diede subito la sensazione di avere le
idee chiare, nonostante la giovane età. Poi, pochi mesi dopo, ce lo trovammo
davanti in maglia rosa al Giro d'Italia, libero di fare la sua corsa (Tadej
Pogačar non partecipava) e con uno squadrone ai suoi ordini. Ma a prevalere,
come noto, fu il britannico Simon Yates, con un capolavoro tattico nell'ultima
tappa utile. E lì, il giovanissimo messicano, ma sanmarinese d'adozione, fu
tradito quella volta dall'inesperienza.
Lo stesso difetto si è ripresentato giovedì nel Gran
Piemonte, dove ha attaccato con una bella azione, rimasta però incompiuta, col
gruppo che lo ha raggiunto a un chilometro dall'arrivo. Al Lombardia, invece,
il corridore della UAE Emrates, che pure poteva contare sull'aiuto del campione
del mondo Brandon McNulty, non ha saputo rispondere all'attacco decisivo del
vincitore Seixas: colpa forse dello sforzo di giovedì? Chissà.
Chi invece ha dimostrato di avere idee chiarissime e
capacità di capire quand'era il momento giusto è stato proprio il rivale
francese. Il quale, evidentemente, ha già la capacità innata, guardando gli
avversari, di capire quando è il momento di andarsene. Ecco, Isaac Del Toro
deve forse ancora crescere, mentre il rivale ha già un certo spessore. In
definitiva, Tadej Pogačar resta il numero uno indiscusso. Ma, nel gruppo, c'è
un altro talento in arrivo. Oltre al suo compagno di squadra, ovviamente,
al quale si dovrà però dedicare per dargli i giusti strumenti.
(Foto Wikimedia Commons/Kakoula10)