La
sensazione, per il tifoso e l'addetto ai lavori di cose milaniste,
dopo il pareggio di ieri in trasferta col Sassuolo (il terzo nelle
ultime quattro partite) alla sesta giornata di campionato è quella,
ancora una volta, della perplessità. La squadra fatica tantissimo a
segnare, dal momento che costruisce poche situazioni pericolose; lo
ha fatto al Mapei Stadium con uno dei giocatori di maggior talento,
Adrien Rabiot (il quale, però, non è un attaccante). E ci si
chiede, a questo punto perché, in una partita da vincere, uno come
Francesco Camarda abbia visto la partita dalla panchina, come
spettatore non pagante. Ruben Amorim ha parlato, in conferenza stampa
(e con ragione, aggiungiamo), di due punti persi. Ma bisognerebbe
capire, a questo punto, per responsabilità di chi. Il
risultato, a quel punto dell'incontro, in una gara dove le occasioni
da gol per il Milan si sono viste col contagocce, andava a quel punto
preservato. E invece è arrivato il pareggio dei padroni di casa, in
una situazione da palla ferma, dove non si dovrebbero mai incassare
reti. Si fa fatica a comprendere il perché di certe scelte, come
schierare Pervis Estupiñán titolare, ora che è anche reduce da un
infortunio, il tutto al netto del fatto che ancora non è ben chiaro
con quale modulo giochi il Milan. Quello che è certo sono gli
elementi fuori ruolo (Gila, uno dei migliori centrali della Serie A,
a fare il terzino di fascia in una difesa a quattro, per esempio),
tenendo conto di una rosa che dietro è quantomeno incompleta
(emblematico il caso Tomori). La squadra va in difficoltà in tante
fasi di gioco, dalla costruzione offensiva alla gestione della palla,
soprattutto contro squadre molto aggressive. In fase di non possesso,
quando serve difendersi, dietro e in mezzo non si compatta, e la
ripartenza non è mai pulita e agile, rendendo così la vita
difficile a giocatori offensivi che pure, come dimostrato durante la
pausa nazionali, così scarsi non sono. Troppo spesso i rossoneri
arrivano dopo gli avversari sulle seconde palle, nonostante la
crescita di qualche elemento (Pulisic e Moreira su tutti) faccia ben
sperare. In ogni caso, le prossime tre settimane scarse appaiono un
vero e proprio spartiacque per la stagione rossonera: se è vero,
infatti, che alcune squadre attualmente davanti ai milanesi
potrebbero essere effimere (il Cagliari e, un po' meno, la Lazio), le
pretendenti alla Champions sono di più dei posti disponibili. E il
derby, il 31 ottobre, sarà un primo vero e proprio spartiacque
stagionale, in un campionato che sembrerebbe essere già ampiamente
orientato per il risultato finale.
CALCIO ITALIANO
Che confusione