È
stato l’ennesimo weekend di motori accesi, l’ennesima
scorpacciata di F1 e motomondiale, ma, soprattutto dopo la scelta di
venerdì scorso di creare una seconda qualificazione per la MotoGP
(differenziando nel 2027 le griglie di partenza di sprint race e
gara), l’ennesimo weekend dove il troppo fa anche rima con
“indigestione” . Certo, i numeri danno ragione agli americani di
Liberty Media, che oggi hanno anche ratificato un contratto che
riporterà la F1 in Africa, precisamente dopo il 2030 in Ruanda. Ma
resta quella sensazione che il business sia ormai la sola unica
visione, lo sport in fondo un semplice veicolo per esso. Quando
iniziai a commentare il motomondiale le gare erano 16. Oggi sono 44
con le sprint race, un abominio per i piloti esposti a molti più
rischi ed infortuni, tanto che essi sono il vero ago della bilancia
tra essere campioni del mondo e “semplici” protagonisti.
Interpellati sul tema, molti hanno glissato per … non andare contro
al sistema (dimenticatevi i piloti romantici senza veli e peli sulla
lingua), in fondo solo Marc Marquez si è permesso di dire … “tanto
a breve sarò in pensione”. Così nella MotoGP si passa da un
sabato tutto a suo favore, ad una domenica totalmente diversa, con lo
stesso Marquez che oggi chiosa: “Come pilota, sono il primo a
volere che la MotoGP cresca e diventi sempre più grande. Ma credo
che si possano trovare altri modi per far crescere il nostro sport
senza mettere così tanta pressione sui piloti. Questa è la mia
sensazione. Adesso abbiamo tantissime cose da fare, perché non ci
sono soltanto le attività della MotoGP, ma anche gli impegni con gli
sponsor”. Insomma, se vai in vacanza due settimane torni che il
mondiale è stravolto, come lo sono i piloti ormai divenuti “carne
da macello” per i soldi americani.
MOTO GP
Gli affari come unica visione