Quella infrasettimanale non è solo stata una sessione di
Coppe europee negativa per le italiane dal punto di vista dei risultati (i
successi sono arrivati solo dalle compagini impegnate in Europa e Conference
League, mentre in Champions il bilancio è di 4 sconfitte su 4 partite giocate,
con 14 reti incassate). Le quattro squadre rappresentanti della Serie A nella
competizione regina si ritrovano infatti con l'infermeria piena: la Roma ha
infatti perso Konè e Dybala, mentre il Como dovrà rinunciare, per un periodo da
determinare, ad Assane Diao, forse il suo miglior elemento (in gol anche a
Rotterdam, prima dell'infortunio). Ma il bollettino medico va aggiornato: a
rompersi sono stati anche Lautaro dell'Inter e Neres del Napoli, due elementi
chiave per entrambe le squadre, che saranno impegnate (come tutte le altre) nel
futuro immediato in un periodo serrato, con partite più o meno ogni tre
giorni.
Gli infortuni, ovviamente, sono di carattere muscolare, a
dimostrazione del forte stress al quale sono sottoposti i giocatori. Ma non
solo: il fatto che tutte le quattro compagini lamentino questi infortuni dopo
le partite di Coppa, dove i ritmi sono più intensi di quelli della Serie A,
dimostra come, evidentemente, le squadre d'oltre confine, anche di vertice,
abbiano grossi problemi dal punto di vista atletico a rincorrere gli avversari.
Possiamo solo dire, parlando dei nerazzurri interisti, che del Bruges ci ha
impressionato, più che Nicolò Tresoldi, che pure è andato a segno tre volte, il
portoghese Carlos Roberto Forbs Borges, il quale ha letteralmente fatto
impazzire Federico Dimarco (non in perfette condizioni fisiche, come noto),
nonostante non sia l'ultimo dei giocatori. E lo ha fatto con degli strappi e
con una velocità che raramente si vede nel massimo campionato italiano;
evidentemente, nel cercare di reggere a questi ritmi (che non hanno riguardato
solo la sfida giocata a Milano), qualcuno ha ceduto dal punto di vista
muscolare.
La domanda che quindi ci si pone è questa: le compagini di
Serie A sono in grado di correre a livelli più elevati di quelli del campionato
senza infortunarsi, rimanendo poi fuori per lungo tempo, mettendo in difficoltà
le proprie squadre anche in campionato? La sensazione è sempre quella, peraltro
condivisa anche in altri sport: calendari troppo fitti, per poter rientrare dai
costi pesanti generati soprattutto dagli ingaggi, e incolumità fisica degli
atleti a rischio. I muscoli dei giocatori, alla fine, dopo aver avvisato, si
fermano: in fondo, è naturale. Dopodiché, oltre i confini della vicina
Penisola, c'è gente che corre più veloce, ma senza infortunarsi. E anche questo
è un aspetto da tenere in considerazione.
(Foto YouTube)