HC Lugano
Lugano, qual è la tua missione?
Pubblicato il 19.10.2026 04:53
di Sandro Solcà
Di esempi, nello sport, ne possiamo prendere a iosa. Dall’Inter che vinse il Triplete nel 2010 fino ad arrivare al FC Lugano attuale, passando per l’Argentina e Leo Messi per giungere proprio lì, a Friborgo, laddove la scorsa primavera oltre 80'000 persone si sono riversate nelle piazze a festeggiare un trofeo inseguito per trent’anni e finalmente conquistato, e laddove sabato scorso l’HC Lugano ha mostrato il suo volto peggiore, a oltre un anno e mezzo di distanza. Già, perché quello visto due sere or sono, seppur lontanamente, si è avvicinato alla versione peggiore di sé.
Ma torniamo agli esempi citati in precedenza. Seppur distanti per tradizione e cultura, tutti hanno un denominatore comune: avere uno scopo ben preciso, una vera e propria missione da raggiungere. Chi centrare un’impresa che nessuno ha mai fatto prima, come i nerazzurri di José Mourinho, chi permettere al suo capitano di alzare il suo più ambìto trofeo, come l’Albiceleste e i burgundi con Julien Sprunger, e chi ha capito che l’occasione è ghiottissima, come i ragazzi di Mattia Croci-Torti. Tra questi esempi possiamo pure metterci l’Ambrì Piotta, piazzato praticamente in ogni pronostico nelle ultimissime posizioni della classifica e che sta letteralmente ‘scioccando’ la National League a suon di prestazioni convincenti e ottimo hockey.
E il Lugano? Qual è la missione dei bianconeri di Tomas Mitell? Attualmente, senza troppi giri, sembra non esserci. Eppure, di motivazioni, ce ne sarebbero tante. Dal cercare di piazzarsi nelle prime quattro del lotto a sei stagioni di distanza dall’ultima volta, alla necessità di quantomeno alleviare problemi cronici come gli special teams, in particolare le situazioni con l’uomo in meno. Sì, perché se i bianconeri, in attesa che Lassi Thomson cerchi maggiormente e con più convinzione la conclusione in porta, hanno trovato in Jere Innala un terminale alternativo a Luca Fazzini in un powerplay che mediamente ha dei numeri buoni, non si può dire altrettanto del penaltykilling, attualmente all’ultimo posto nella speciale classifica. La penalità di cinque minuti rimediata ingenuamente da Rasmus Kupari non ha agevolato i colleghi di reparto, già orfani alla BCF Arena di due specialisti come Mirco Müller e Calle Dahlström, ma le situazioni in cui sono sfuggiti punti preziosi in boxplay sono diverse.
In tutto questo, sia chiaro, nulla è compromesso e tutto è aggiustabile, in questo campionato che vede forse solo le due zurighesi ‘certe’ delle loro posizioni in classifica. Ecco quindi che spesso, come abbiamo visto in precedenza, avere una specifica missione può permettere di andare oltre le difficoltà e gli ostacoli. Sta ora a Tomas Mitell e al suo staff individuarne una.
(Foto PostFinance/Keystone/Til Buergy)