Di esempi, nello sport, ne possiamo prendere a iosa. Dall’Inter
che vinse il Triplete nel 2010 fino ad arrivare al FC Lugano attuale, passando
per l’Argentina e Leo Messi per giungere proprio lì, a Friborgo, laddove la
scorsa primavera oltre 80'000 persone si sono riversate nelle piazze a
festeggiare un trofeo inseguito per trent’anni e finalmente conquistato, e
laddove sabato scorso l’HC Lugano ha mostrato il suo volto peggiore, a oltre un
anno e mezzo di distanza. Già, perché quello visto due sere or sono, seppur
lontanamente, si è avvicinato alla versione peggiore di sé.
Ma torniamo agli esempi citati in precedenza. Seppur
distanti per tradizione e cultura, tutti hanno un denominatore comune: avere
uno scopo ben preciso, una vera e propria missione da raggiungere. Chi centrare
un’impresa che nessuno ha mai fatto prima, come i nerazzurri di José Mourinho,
chi permettere al suo capitano di alzare il suo più ambìto trofeo, come l’Albiceleste
e i burgundi con Julien Sprunger, e chi ha capito che l’occasione è ghiottissima,
come i ragazzi di Mattia Croci-Torti. Tra questi esempi possiamo pure metterci
l’Ambrì Piotta, piazzato praticamente in ogni pronostico nelle ultimissime
posizioni della classifica e che sta letteralmente ‘scioccando’ la National
League a suon di prestazioni convincenti e ottimo hockey.
E il Lugano? Qual è la missione dei bianconeri di Tomas Mitell?
Attualmente, senza troppi giri, sembra non esserci. Eppure, di motivazioni, ce
ne sarebbero tante. Dal cercare di piazzarsi nelle prime quattro del lotto a sei
stagioni di distanza dall’ultima volta, alla necessità di quantomeno alleviare problemi cronici
come gli special teams, in particolare le situazioni con l’uomo in meno. Sì, perché
se i bianconeri, in attesa che Lassi Thomson cerchi maggiormente e con più
convinzione la conclusione in porta, hanno trovato in Jere Innala un terminale
alternativo a Luca Fazzini in un powerplay che mediamente ha dei numeri buoni,
non si può dire altrettanto del penaltykilling, attualmente all’ultimo posto
nella speciale classifica. La penalità di cinque minuti rimediata ingenuamente
da Rasmus Kupari non ha agevolato i colleghi di reparto, già orfani alla BCF
Arena di due specialisti come Mirco Müller e Calle Dahlström, ma le situazioni
in cui sono sfuggiti punti preziosi in boxplay sono diverse.
In tutto questo, sia chiaro, nulla è compromesso e tutto è
aggiustabile, in questo campionato che vede forse solo le due zurighesi ‘certe’
delle loro posizioni in classifica. Ecco quindi che spesso, come abbiamo visto
in precedenza, avere una specifica missione può permettere di andare oltre le
difficoltà e gli ostacoli. Sta ora a Tomas Mitell e al suo staff individuarne
una.
(Foto PostFinance/Keystone/Til Buergy)