Sono passati 15 anni da quel terribile 23 ottobre del 2011.
Sembra ieri, ma ieri non è. Soprattutto per la famiglia, mamma Rossella, papà
Paolo, la sorella Martina, divenuta donna lei che era ancora bambina, l’amata
Kate, amore della sua vita. E tutte le persone che amavano il Sic, segnate a
vita dalla scomparsa di quel campione, talento, ancor più brillante fuori dalla
pista, diretto, uomo di famiglia, mai banale.
Un dolore che in tanti si portano “dentro”, tutta la
famiglia Gresini, il Team, i colleghi piloti, Valentino Rossi in primis, i
giornalisti affezionati a lui. Il Covid ha rapito anche Fausto Gresini, quel
piccolo grande uomo che a Coriano, la sera prima del funerale, a casa sua,
abbracciava la mia ex collega Debora Carpani piangendo e dicendo “dopo Kato ed
il Sic, come potrò andare avanti?” Debora, come Valentina, avevano lavorato per
il Team, tanto era il rapporto grazie a Beppe e Carlo che si era creato con me,
la RSI, attraverso la mia “cabina giroscopica” dove anche Marco Simoncelli
venne a commentare a Donington un GP assieme a me.
Sono storie di un amore “allargato” creato grazie ad un
legame lavorativo, tra amici, dove la figura centrale era quel riccioluto
capellone che univa tutti, goliardico e mai scontato, vero e sì, anche
campione. Grazie a Patrizio e Marga, i mitici “Pedrojetta”, da Moleno, amici
della famiglia, noi tutti, il Ticino, abbiamo adottato Marco come un figlio,
uno di noi, amandolo come uno di quei motociclisti del passato, campione di
tutti, sempre spontaneo, in un mondo sempre più convenzionale.
Marco manca, soprattutto perché oggi avrebbe 39 anni, magari
sarebbe stato ancora in pista, ma per 15 anni abbiamo seguito una MotoGP priva
del suo estro, la sua spontaneità, la sua capacità unica di far sognare ed
amare uno sport fatto di coraggio, cuore, fuori dagli schemi e dentro all’anima
delle persone.
Si, Marco è stato il dolore di una vita per tanti di noi,
commentare la sua ultima gara in diretta una sorta di ingiustizia verso i
valori che rappresentava e l’amore per uno sport. Un angelo. Un amico. Una
famiglia. Allargata tra tanti amici, colleghi, tifosi, tutti uniti da tre
lettere: il “Sic”. Sempre nel cuore, Marco.
(Foto AT)