Nelle stagioni precedenti, la partita del giovedì in Europa era sinonima di risultato negativo alla domenica: troppe le energie fisiche e mentali impiegate nelle sfide europee, oltre al fatto che, casa o trasferta, per i ticinesi c'era sempre un viaggio da affrontare, all'estero o nella Svizzera interna. Ecco, ora però non bisogna cadere nel considerare ovvio e normale andare a vincere a Thun la domenica dopo averlo fatto (e in che modo...) sul campo del Getafe al giovedì sera: il rischio di banalizzare è dietro l'angolo, e non sarebbe giusto.
Vero, la prestazione del Lugano è stata magari meno brillante che in altre occasioni. Va detto però che la differenza, anche solo climatica, rispetto al giovedì spagnolo si sentiva, eccome. Poi c'è il campo sintetico dello stadio bernese, che non è mai facile da affrontare. Tutto questo per dire che i prodromi per uno scivolone c'erano tutti, non fosse altro perché i bernesi (impegnati anche loro giovedì sera in Conference e sconfitti dall'Hajduk Spalato, ma sul proprio terreno) cercavano proprio con la capolista un rilancio, sia per puntellare una classifica traballante, sia per dare un segnale di ripresa a tutto l'ambiente. Così non è andata, ma soprattutto per merito dei bianconeri i quali, in particolare nella prima frazione, si sono dimostrati superiori, e hanno chiuso in parità solo per un pasticcio difensivo, dopo essere passati in vantaggio con una ripartenza da manuale finalizzata dal solito Moncada.
Il Lugano, però, di questi tempi, ha una mentalità spiccatamente offensiva, e cerca sempre la porta avversaria. Se poi ha di fronte un portiere un po' incerto, capita che palloni come quello scagliato a bersaglio da Bislimi, da posizione magari velleitaria, s'insacchino. Però c'è sempre la sensazione di gol nell'aria, quando i ticinesi superano la metà campo palla al piede. Dopodiché, la panchina di qualità fa la differenza, con Ajeti appena subentrato a Behrens che approfitta di un'altra leggerezza difensiva bernese per chiudere i conti, anche se, pochi minuti più tardi, l'arbitro Turkes quel mani di Zanotti avrebbe potuto almeno rivederlo al VAR. In definitiva, si chiude la prima parte del torneo con uno score incredibile di 10 vittorie in undici incontri, 34 gol segnati e solo 9 subiti, 6 lunghezze di vantaggio sulla seconda la quale, mentre scriviamo, ne ha a sua volta 6 sulla terza con una partita ancora da giocare.
Giù il cappello, signori. E non consideriamo tutto normale, perché qua si stanno raccogliendo i frutti di un lavoro di gruppo che dura da tempo, che ha imparato attraverso l'esperienza e i propri errori. E tutto questo merita ammirazione e rispetto.
Vero, la prestazione del Lugano è stata magari meno brillante che in altre occasioni. Va detto però che la differenza, anche solo climatica, rispetto al giovedì spagnolo si sentiva, eccome. Poi c'è il campo sintetico dello stadio bernese, che non è mai facile da affrontare. Tutto questo per dire che i prodromi per uno scivolone c'erano tutti, non fosse altro perché i bernesi (impegnati anche loro giovedì sera in Conference e sconfitti dall'Hajduk Spalato, ma sul proprio terreno) cercavano proprio con la capolista un rilancio, sia per puntellare una classifica traballante, sia per dare un segnale di ripresa a tutto l'ambiente. Così non è andata, ma soprattutto per merito dei bianconeri i quali, in particolare nella prima frazione, si sono dimostrati superiori, e hanno chiuso in parità solo per un pasticcio difensivo, dopo essere passati in vantaggio con una ripartenza da manuale finalizzata dal solito Moncada.
Il Lugano, però, di questi tempi, ha una mentalità spiccatamente offensiva, e cerca sempre la porta avversaria. Se poi ha di fronte un portiere un po' incerto, capita che palloni come quello scagliato a bersaglio da Bislimi, da posizione magari velleitaria, s'insacchino. Però c'è sempre la sensazione di gol nell'aria, quando i ticinesi superano la metà campo palla al piede. Dopodiché, la panchina di qualità fa la differenza, con Ajeti appena subentrato a Behrens che approfitta di un'altra leggerezza difensiva bernese per chiudere i conti, anche se, pochi minuti più tardi, l'arbitro Turkes quel mani di Zanotti avrebbe potuto almeno rivederlo al VAR. In definitiva, si chiude la prima parte del torneo con uno score incredibile di 10 vittorie in undici incontri, 34 gol segnati e solo 9 subiti, 6 lunghezze di vantaggio sulla seconda la quale, mentre scriviamo, ne ha a sua volta 6 sulla terza con una partita ancora da giocare.
Giù il cappello, signori. E non consideriamo tutto normale, perché qua si stanno raccogliendo i frutti di un lavoro di gruppo che dura da tempo, che ha imparato attraverso l'esperienza e i propri errori. E tutto questo merita ammirazione e rispetto.