CAMPIONATO ITALIANO
La Serie A racconta che...
Pubblicato il 26.10.2026 07:00
di Silvano Pulga
Il Como, come il FC Lugano, era atteso da una partita tutto sommato scivolosa, dopo la prestazione storica contro il Manchester United di mercoledì. I lariani, infatti, hanno sofferto l'esuberanza del Sassuolo, nella prima frazione, andando in difficoltà soprattutto dietro. Poi, a inizio ripresa, Fàbregas ha fatto i cambi, messo in campo qualità e, soprattutto, Jacobo Ramón il quale, in questo momento, è un giocatore imprescindibile: difesa registrata e 2-0 finale senza Nico Paz e Assane Diao, i migliori della rosa comasca. Forse, come abbiamo suggerito a fine partita in sala stampa ad Alberto Aquilani, tecnico del Sassuolo che si è lamentato della scarsa qualità dei suoi nei sedici metri avversari, sarebbe stato il caso di mettere dentro prima l'ex Basilea Sebastiano Esposito. Può darsi, ha detto l'ex romanista, ma gli impegni ravvicinati obbligano a fare rotazioni, chiudendo poi con la versione italiana dell'"Essia, fussia, magari" dei nostri nonni. Il problema è che agli allenatori si chiedono magari avvicendamenti, ma che funzionino.
Allegri, dopo il pirotecnico 3-3 con la Roma, ha rivendicato il gioco offensivo dei suoi, contrapposto alla vulgata del tecnico risultatista e sparagnino. Pensando di non essere sentito, ha poi espresso un parere piuttosto esplosivo sulla qualificazione in Champions della Roma ai danni del suo Milan lo scorso anno ("L'anno scorso gli hanno messo in mano la Champions, sempre loro..."): reazioni intuibili, ma questa è un'altra storia. Lo abbiamo già scritto in altre occasioni: non vincere segnando 3 gol è tutto tranne che un merito. E il tecnico ex Milan lo sa benissimo, tant'è vero che ha fatto, in tante occasioni, l'elogio del risultato positivo striminzito, arrivando a coniare l'iconica definizione di "corto muso", di origine ippica, applicata alla Pedata. Vale ciò che abbiamo scritto per altri: non c'è niente di male nel vincere 1-0, soprattutto se si offre un calcio di qualità, magari al cospetto di un'avversaria diretta e di buon spessore qualitativo.
L'Inter potrà magari non giocare sempre benissimo, ma ha uomini e qualità per risolvere le partite anche quando gli episodi (e a questo giro, tra il gol della Fiorentina e un possibile rigore negato sullo 0-1, ce ne sono stati di momenti in grado d'indirizzare la gara in modo differente) potrebbero complicarle la vita. Nel calcio conta vincere, e i milanesi lo fanno: in una serie A tutto sommato grigia, sono forse l'unica squadra a colori.
La Lazio di Gattuso continua a stupire: prima a pari merito con l'Inter, 7 vittorie, un pari e nessuna sconfitta. E c'era chi auspicava l'esonero dell'ex selezionatore azzurro dopo la sconfitta di Coppa Italia col Mantova (il quale, per inciso, è secondo in Serie B, dietro solo al Palermo, grande favorito per la promozione nella massima serie). Certo, bisognerà capire quanto potrà reggere: ma è una squadra senza troppa pressione (nessuno le chiede di vincere lo scudetto, in fondo), e non ha alcun impegno extra (vedi sopra), a differenza dell'Inter. Nei biancazzurri ci sperano, più che altro, gran parte degli addetti ai lavori: detto tra noi, lo schermo bianco del computer è una brutta bestia, e oltre confine mica possono campare sino a maggio facendo l'elogio di Chivu o, per i non amici dei milanesi, gufare a più non posso. 
Il VAR in Serie A sta diventando un caso. La gestione Orsato è infatti quantomeno discutibile, come si è visto su diversi campi. La politica sembra essere quella di far prevalere la decisione dell'arbitro. Nella storia della Pedata è sempre stato così, il fatto è che il VAR nasce per correggerne gli errori: tanto vale spegnerlo.