Il
Como, come il FC Lugano, era atteso da una partita tutto sommato
scivolosa, dopo la prestazione storica contro il Manchester United
di mercoledì. I lariani, infatti, hanno sofferto l'esuberanza del
Sassuolo, nella prima frazione, andando in difficoltà soprattutto
dietro. Poi, a inizio ripresa, Fàbregas ha fatto i cambi, messo in
campo qualità e, soprattutto, Jacobo Ramón il quale, in questo
momento, è un giocatore imprescindibile: difesa registrata e 2-0
finale senza Nico Paz e Assane Diao, i migliori della rosa comasca.
Forse, come abbiamo suggerito a fine partita in sala stampa ad
Alberto Aquilani, tecnico del Sassuolo che si è lamentato della
scarsa qualità dei suoi nei sedici metri avversari, sarebbe stato
il caso di mettere dentro prima l'ex Basilea Sebastiano Esposito.
Può darsi, ha detto l'ex romanista, ma gli impegni ravvicinati
obbligano a fare rotazioni, chiudendo poi con la versione italiana
dell'"Essia, fussia, magari" dei nostri nonni. Il problema
è che agli allenatori si chiedono magari avvicendamenti, ma che
funzionino.
Allegri,
dopo il pirotecnico 3-3 con la Roma, ha rivendicato il gioco
offensivo dei suoi, contrapposto alla vulgata del tecnico
risultatista e sparagnino. Pensando di non essere sentito, ha poi
espresso un parere piuttosto esplosivo sulla qualificazione in
Champions della Roma ai danni del suo Milan lo scorso anno ("L'anno
scorso gli hanno messo in mano la Champions, sempre loro..."):
reazioni intuibili, ma questa è un'altra storia. Lo abbiamo già
scritto in altre occasioni: non vincere segnando 3 gol è tutto
tranne che un merito. E il tecnico ex Milan lo sa benissimo, tant'è
vero che ha fatto, in tante occasioni, l'elogio del risultato
positivo striminzito, arrivando a coniare l'iconica definizione di
"corto muso", di origine ippica, applicata alla Pedata.
Vale ciò che abbiamo scritto per altri: non c'è niente di male nel
vincere 1-0, soprattutto se si offre un calcio di qualità, magari
al cospetto di un'avversaria diretta e di buon spessore qualitativo.
L'Inter
potrà magari non giocare sempre benissimo, ma ha uomini e qualità
per risolvere le partite anche quando gli episodi (e a questo giro,
tra il gol della Fiorentina e un possibile rigore negato sullo 0-1,
ce ne sono stati di momenti in grado d'indirizzare la gara in modo
differente) potrebbero complicarle la vita. Nel calcio conta
vincere, e i milanesi lo fanno: in una serie A tutto sommato grigia,
sono forse l'unica squadra a colori.
La
Lazio di Gattuso continua a stupire: prima a pari merito con
l'Inter, 7 vittorie, un pari e nessuna sconfitta. E c'era chi
auspicava l'esonero dell'ex selezionatore azzurro dopo la sconfitta
di Coppa Italia col Mantova (il quale, per inciso, è secondo in
Serie B, dietro solo al Palermo, grande favorito per la promozione
nella massima serie). Certo, bisognerà capire quanto potrà
reggere: ma è una squadra senza troppa pressione (nessuno le chiede
di vincere lo scudetto, in fondo), e non ha alcun impegno extra
(vedi sopra), a differenza dell'Inter. Nei biancazzurri ci sperano,
più che altro, gran parte degli addetti ai lavori: detto tra noi,
lo schermo bianco del computer è una brutta bestia, e oltre confine
mica possono campare sino a maggio facendo l'elogio di Chivu o, per
i non amici dei milanesi, gufare a più non posso.
Il VAR in Serie A sta diventando un caso. La gestione
Orsato è infatti quantomeno discutibile, come si è visto su
diversi campi. La politica sembra essere quella di far prevalere la
decisione dell'arbitro. Nella storia della Pedata è sempre stato
così, il fatto è che il VAR nasce per correggerne gli errori:
tanto vale spegnerlo.