L’ultima volta che ci eravamo incontrati con Luigi Tirapelle fu quando Pablo Bentancur lo aveva chiamato ad allenare alcuni giocatori fuori rosa. Si trattava di Centinaro, del francese Lamy (cresciuto nelle fila giovanili del PSG) e di Zimmermann.
Gigi da un po’ è senza lavoro, ma non è un motivo - sono sue parole - per “diventare matto”.
Il calcio, come si dice da un po’, oggi è diventato complicato rispetto a qualche anno fa:
“Ci sono in giro tanti bravi allenatori e in Ticino sono poche le squadre che ti danno la possibilità di allenare a un certo livello”.
Per Gigi nel calcio ticinese c’è sempre stato un ‘clima d’amore’:
“L’ultima squadra che ho allenato è il Chiasso, purtroppo è fallito”.
I tempi saranno anche cambiati ma la ‘voglia’ di una panchina c’è sempre:
“Sarei felice di tornare ad allenare, ma come ho appena detto non è semplice”.
Tirapelle conosce la situazione del Bellinzona, squadra che ha avuto modo di dirigere:
“Allenare quei ragazzi mi diede una gioia incredibile. Avevamo stravinto il campionato di Prima Lega, in Promotion finimmo terzi dietro allo Stade Lausanne e all’Yverdon”.
Un capitolo che potrebbe riaprirsi?
“Io sono a disposizione, se mi chiamano… (ride al telefono, ndr).
Hai avuto dei contatti con Sergi?
“Gli ho inviato un messaggio, mi sono però limitato a segnalargli che al caso io ci sono”.
Non c’è dubbio che ti consideri, calcisticamente, ticinese:
“Beh, tutta la mia carriera di allenatore l’ho fatta in Ticino. Diciamo che sono ‘acquisito’…”.
Conosci Sergi, a prescindere dal contatto che hai avuto?
“Certo, era un mio giocatore nell’anno in cui siamo stati promossi dalla Prima Classic alla Prima Promotion”.
Voglia e disponibilità ci sono sempre in Gigi che probabilmente rimpiange la simpatia, il calore e la cordialità che ha incontrato in Ticino. Non si era mai trovato in contrasto con i dirigenti”.
In Italia è difficile inserirsi?
“Non ci penso proprio. Sono comunque stato un anno ad allenare i ‘nazionali’ del Como”.
Luigi ‘Gigi’ Tirapelle è sempre stato un professionista esemplare. In Ticino è amato per la sua serietà (già dai tempi in cui era il bomber numero 1 del Chiasso) e per la sua misura. Non ha mai fatto polemiche anche quando non è stato trattato coi guanti. (è successo una volta). Pronto ad assumersi le sue responsabilità, a sdrammatizzare gli imprevisti che nel calcio sono molteplici. Una punta d’orgoglio deve esserci per forza in lui per quello che ha dato al nostro calcio.
Tirapelle è comunque di casa nella capitale:
“Ogni due anni frequento un corso a Bellinzona per rinnovare il patentino”.
Gigi da un po’ è senza lavoro, ma non è un motivo - sono sue parole - per “diventare matto”.
Il calcio, come si dice da un po’, oggi è diventato complicato rispetto a qualche anno fa:
“Ci sono in giro tanti bravi allenatori e in Ticino sono poche le squadre che ti danno la possibilità di allenare a un certo livello”.
Per Gigi nel calcio ticinese c’è sempre stato un ‘clima d’amore’:
“L’ultima squadra che ho allenato è il Chiasso, purtroppo è fallito”.
I tempi saranno anche cambiati ma la ‘voglia’ di una panchina c’è sempre:
“Sarei felice di tornare ad allenare, ma come ho appena detto non è semplice”.
Tirapelle conosce la situazione del Bellinzona, squadra che ha avuto modo di dirigere:
“Allenare quei ragazzi mi diede una gioia incredibile. Avevamo stravinto il campionato di Prima Lega, in Promotion finimmo terzi dietro allo Stade Lausanne e all’Yverdon”.
Un capitolo che potrebbe riaprirsi?
“Io sono a disposizione, se mi chiamano… (ride al telefono, ndr).
Hai avuto dei contatti con Sergi?
“Gli ho inviato un messaggio, mi sono però limitato a segnalargli che al caso io ci sono”.
Non c’è dubbio che ti consideri, calcisticamente, ticinese:
“Beh, tutta la mia carriera di allenatore l’ho fatta in Ticino. Diciamo che sono ‘acquisito’…”.
Conosci Sergi, a prescindere dal contatto che hai avuto?
“Certo, era un mio giocatore nell’anno in cui siamo stati promossi dalla Prima Classic alla Prima Promotion”.
Voglia e disponibilità ci sono sempre in Gigi che probabilmente rimpiange la simpatia, il calore e la cordialità che ha incontrato in Ticino. Non si era mai trovato in contrasto con i dirigenti”.
In Italia è difficile inserirsi?
“Non ci penso proprio. Sono comunque stato un anno ad allenare i ‘nazionali’ del Como”.
Luigi ‘Gigi’ Tirapelle è sempre stato un professionista esemplare. In Ticino è amato per la sua serietà (già dai tempi in cui era il bomber numero 1 del Chiasso) e per la sua misura. Non ha mai fatto polemiche anche quando non è stato trattato coi guanti. (è successo una volta). Pronto ad assumersi le sue responsabilità, a sdrammatizzare gli imprevisti che nel calcio sono molteplici. Una punta d’orgoglio deve esserci per forza in lui per quello che ha dato al nostro calcio.
Tirapelle è comunque di casa nella capitale:
“Ogni due anni frequento un corso a Bellinzona per rinnovare il patentino”.