HC Lugano
Che la pausa riporti il sereno
Pubblicato il 01.11.2026 10:57
di Doriano Baserga
È mancato pochissimo, al Lugano, per ottenere finalmente il secondo successo filato in questa regular season. Una vittoria che, con la pausa all’orizzonte e le numerose assenze di peso, avrebbe assunto il ruolo di antibiotico poiché ottenuta contro un avversario compatto e ben organizzato. I leventinesi non possono più essere ritenuti una meteora di questo campionato, bensì una realtà solida: prestazioni di personalità come quelle della sera prima contro i fortissimi Lions e la rimonta negli istanti finali di un derby dalle mille emozioni non capitano per caso. Vanno fatti i complimenti all’Ambrì Piotta e a tutti i suoi principali artefici. Ognuno ha messo nella pentola biancoblù i propri ingredienti principali, dall’organizzazione tattica di Jussi Tapola al senso della strategia (o come ama definirla, ‘filosofia’) del DS Lars Weibel senza tralasciare la tranquillità generale trasmessa dal Presidente Davide Mottis.
Tornando ai bianconeri, alla luce delle tante assenze va comunque sottolineato come in questa prima fetta di campionato sembra essersi dimenticato di quanto buono costruito la scorsa stagione. Il passo indietro è evidente e, seppur lontanissime, vi sono alcune similitudini con l’annus horribilis vissuto due anni or sono: su tutte, l’incapacità di ripetersi dopo una vittoria. Impensabile, così, pensare di scalare la classifica. Si cadrà nella ripetitività, ma è lecito attendersi di più dal pacchetto stranieri, in particolare, in retrovia, Lassi Thomson è lontano dall’essere quel leader su cui si è puntato per sistemare il powerplay, e con il recupero, dopo la pausa, di Calle Dahlström, chissà che il sacrificato non possa proprio essere il finlandese. Con il senno del poi, vien da chiedersi se liberarsi di Connor Carrick sia stata una scelta veramente azzeccata…
Il lavoro per Janick Steinmann non mancherà nelle prossime settimane. A lui il compito di pescare dall’arido mercato un elemento in grado di portare emozioni e cambiare il volto ad una squadra che pare priva di carisma. Un Nate Schnarr citando ancora l’Ambrì, o rimanendo più nostalgici un Maxim Lapierre: elementi, insomma, dotati di quelle famosissime “tre C” risalenti ormai a due decenni fa. Parere personale? Bisogna puntare maggiormente su giocatori canadesi, noti per nutrirsi di emozioni hockeistiche. Senza dimenticare i giovani. L’esempio di Brian Zanetti è sotto gli occhi di tutti: con maggior ghiaccio e responsabilità, è ora uno dei migliori difensori del roster a disposizione di Tomas Mitell. Fiducia porta a fiducia…

Benvenuta pausa internazionale, che possa riportare serenità.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)