È mancato pochissimo, al Lugano, per ottenere finalmente il
secondo successo filato in questa regular season. Una vittoria che, con la
pausa all’orizzonte e le numerose assenze di peso, avrebbe assunto il ruolo di
antibiotico poiché ottenuta contro un avversario compatto e ben organizzato. I
leventinesi non possono più essere ritenuti una meteora di questo campionato,
bensì una realtà solida: prestazioni di personalità come quelle della sera
prima contro i fortissimi Lions e la rimonta negli istanti finali di un derby
dalle mille emozioni non capitano per caso. Vanno fatti i complimenti all’Ambrì
Piotta e a tutti i suoi principali artefici. Ognuno ha messo nella pentola
biancoblù i propri ingredienti principali, dall’organizzazione tattica di Jussi
Tapola al senso della strategia (o come ama definirla, ‘filosofia’) del DS Lars
Weibel senza tralasciare la tranquillità generale trasmessa dal Presidente
Davide Mottis.
Tornando ai bianconeri, alla luce delle tante assenze va
comunque sottolineato come in questa prima fetta di campionato sembra essersi dimenticato
di quanto buono costruito la scorsa stagione. Il passo indietro è evidente e,
seppur lontanissime, vi sono alcune similitudini con l’annus horribilis vissuto
due anni or sono: su tutte, l’incapacità di ripetersi dopo una vittoria.
Impensabile, così, pensare di scalare la classifica. Si cadrà nella ripetitività,
ma è lecito attendersi di più dal pacchetto stranieri, in particolare, in
retrovia, Lassi Thomson è lontano dall’essere quel leader su cui si è puntato
per sistemare il powerplay, e con il recupero, dopo la pausa, di Calle Dahlström,
chissà che il sacrificato non possa proprio essere il finlandese. Con il senno
del poi, vien da chiedersi se liberarsi di Connor Carrick sia stata una scelta
veramente azzeccata…
Il lavoro per Janick Steinmann non mancherà nelle prossime
settimane. A lui il compito di pescare dall’arido mercato un elemento in grado
di portare emozioni e cambiare il volto ad una squadra che pare priva di
carisma. Un Nate Schnarr citando ancora l’Ambrì, o rimanendo più nostalgici un
Maxim Lapierre: elementi, insomma, dotati di quelle famosissime “tre C”
risalenti ormai a due decenni fa. Parere personale? Bisogna puntare maggiormente
su giocatori canadesi, noti per nutrirsi di emozioni hockeistiche. Senza
dimenticare i giovani. L’esempio di Brian Zanetti è sotto gli occhi di tutti:
con maggior ghiaccio e responsabilità, è ora uno dei migliori difensori del
roster a disposizione di Tomas Mitell. Fiducia porta a fiducia…
Benvenuta pausa internazionale, che possa riportare serenità.
Benvenuta pausa internazionale, che possa riportare serenità.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)