In
merito al poker che il Paradiso si è beccato a Bavois, Antonio
Caggiano, raggiunto telefonicamente a Roma, ha parole chiarissime: “È
un risultato sicuramente inaccettabile, a prescindere dalle
condizioni disastrose del terreno da gioco: il peggiore di tutta la
Promotion League. Non deve però essere un’attenuante per la
figuraccia che abbiamo fatto”.
Su un punto (il presidente ha visto squarci della partita in tivù ed
è stato in collegamento diretto con lo staff sino a fine incontro) è
in chiaro: “È
un risultato inaccettabile. Sono deluso e anche molto amareggiato”.
I friburghesi hanno segnato due gol per tempo: “I nostri primi 45 sono stati un disastro. Non è la prima volta che succede. Abbiamo giocato sottotono, poi ad inizio ripresa (sul 2-0 ha dimezzato il punteggio De Jesus Souza, rete che sarebbe poi risultata quella della bandiera) ci siamo per così dire svegliati ma abbiamo incassato ancora due palloni in contropiede (nello spazio di 7 minuti). Abbiamo regalato nuovamente un tempo agli avversari e questo non va”.
Una battuta d’arresto, dopo la grande prestazione di una settimana prima contro il Bienne, partita terminata in parità, 1-1, che il Paradiso avrebbe meritato di fare sua:
“Diciamo che siamo anche stati sfortunati: Mateucci ha preso asta e pali in quantità industriale…”.
Caggiano manda a staff e giocatori questo messaggio:
“Non è l’atteggiamento giusto che mostriamo contro squadre, come il Bavois, in una posizione di classifica diversa dalla nostra. Lo ripeto, sono arrabbiato perché la prestazione fornita nel primo tempo è da cancellare”.
Si tratta di una questione mentale?
“Mi ha ‘rubato’ la parola di bocca… Normalmente sono solito lasciare andare un po’ le cose all’inizio ma poi quando sono alle partite mi comporto da tifoso più che da presidente. Intendo dire che faccio sentire la mia voce!”.
Lei non c’era a Bavois, ritiene che la prestazione di qualche giocatore sia risultata ‘Impalpabile’ per causa sua?
“Spero di no. I giocatori tra di loro fanno sempre grandissime parole: di unità, famiglia e quant’altro. E dire che in settimana li vedo carichi e con tanta voglia di fare bene. Ma poi, quando c’è da tirare fuori gli ‘attributi’, talvolta si squagliano…”.
Da presidente farà loro una ramanzina?
“Sicuramente in settimana qualcosa gli dirò. È vero che l’appetito viene mangiando e il nostro obiettivo resta lo stesso: come ho sempre detto è prioritario continuare a dare solidità alla società: un lavoro non facile, non voglio entrare in particolari che già si conoscono. La seconda cosa è fare bene nelle coppe”.
E in campionato?
“La classifica è ancora buona, restiamo quinti con 25 punti, la prima (il Bulle a parità di partite, 15) ne ha 33. Abbiamo perso dei punti, col Bienne potevamo vincerla, con i 3 lasciati al Bavois fanno 5. Sono quelli che ci separano dalla vetta”.
L’ambizione di salire in Challenge è sempre dietro l’angolo?
“Beh sì, siamo veramente un’ottima squadra. Una squadra che deve comportarsi, come finora, in maniera umile (ovvero con i piedi per terra, ndr). Deve volare il più basso possibile. Perché come abbiamo visto sabato quando pensiamo di essere una super big si finisce col prendere una mazzata. In questo momento prendo l’esempio della Lazio che sta disputando un campionato impressionante. Dispone di un gruppo che ha voglia di stare insieme, ha un allenatore che sfrutta le capacità emotive dei giocatori. È una Lazio in testa alla serie A che ai tifosi che non vanno allo stadio in contestazione con la proprietà si trova in una situazione veramente difficile. Però l’assieme della squadra è talmente ‘cementato’ che sta facendo risultati stupefacenti”.
Un paragone che regge con il Paradiso?
“Beh, ho portato l’esempio della Lazio perché mi trovo a Roma… Intendo dire che quello che manca a noi è proprio la dedizione al 100 per cento”.
In altre parole una questione di atteggiamento in partita. La responsabilità è dell’allenatore?
“È chiaro che l’allenatore può fare qualcosa. A Bavois ha cambiato quattro giocatori perché la squadra non è piaciuta a nessuno. Nel secondo tempo, perlomeno nei primi 20 minuti, si è visto qualcosa di diverso. Però l’allenatore può arrivare fino a un certo punto, la squadra che schiera è quella che ritiene la migliore valutando gli allenamenti in settimana. Sono i giocatori che entrano in campo che purtroppo non rispondono alla fiducia che il mister ripone in loro”.
Crotta non è quindi in discussione?
“Assolutamente no. Ripeto, sono i giocatori che devono fare un esame di coscienza”.
Congedandosi Caggiano sottolinea la tensione che si sta creando in qualche partita di Promotion portando l’esempio del parapiglia successo al triplice fischio finale di Sciaffusa-Bienne (3-2) con tre cartellini rossi (di cui uno alla panchina renana) ed epiteti vari, nonché gesti di violenza (menzionati su un giornale) tra gli ‘attori’ sul campo e in panchina: “C’è nervosismo tra le società e anche all’interno delle stesse, non si spiegherebbero altrimenti questi comportamenti”.
Fosse successo in Ticino, nel caso specifico al Pian Scairolo, si sarebbe gridato allo scandalo.
Intanto il Lugano II sembra abbonato alle vendemmiate, a quelle delle squadre con cui gioca per intenderci. Una settimana fa aveva incassato 6 reti dalla Under dello Zurigo (6-1), sabato ne ha subite altrettante, questa volta al Maglio, dall’YF Juventus (stesso punteggio). È qualcosa di inspiegabile.
I friburghesi hanno segnato due gol per tempo: “I nostri primi 45 sono stati un disastro. Non è la prima volta che succede. Abbiamo giocato sottotono, poi ad inizio ripresa (sul 2-0 ha dimezzato il punteggio De Jesus Souza, rete che sarebbe poi risultata quella della bandiera) ci siamo per così dire svegliati ma abbiamo incassato ancora due palloni in contropiede (nello spazio di 7 minuti). Abbiamo regalato nuovamente un tempo agli avversari e questo non va”.
Una battuta d’arresto, dopo la grande prestazione di una settimana prima contro il Bienne, partita terminata in parità, 1-1, che il Paradiso avrebbe meritato di fare sua:
“Diciamo che siamo anche stati sfortunati: Mateucci ha preso asta e pali in quantità industriale…”.
Caggiano manda a staff e giocatori questo messaggio:
“Non è l’atteggiamento giusto che mostriamo contro squadre, come il Bavois, in una posizione di classifica diversa dalla nostra. Lo ripeto, sono arrabbiato perché la prestazione fornita nel primo tempo è da cancellare”.
Si tratta di una questione mentale?
“Mi ha ‘rubato’ la parola di bocca… Normalmente sono solito lasciare andare un po’ le cose all’inizio ma poi quando sono alle partite mi comporto da tifoso più che da presidente. Intendo dire che faccio sentire la mia voce!”.
Lei non c’era a Bavois, ritiene che la prestazione di qualche giocatore sia risultata ‘Impalpabile’ per causa sua?
“Spero di no. I giocatori tra di loro fanno sempre grandissime parole: di unità, famiglia e quant’altro. E dire che in settimana li vedo carichi e con tanta voglia di fare bene. Ma poi, quando c’è da tirare fuori gli ‘attributi’, talvolta si squagliano…”.
Da presidente farà loro una ramanzina?
“Sicuramente in settimana qualcosa gli dirò. È vero che l’appetito viene mangiando e il nostro obiettivo resta lo stesso: come ho sempre detto è prioritario continuare a dare solidità alla società: un lavoro non facile, non voglio entrare in particolari che già si conoscono. La seconda cosa è fare bene nelle coppe”.
E in campionato?
“La classifica è ancora buona, restiamo quinti con 25 punti, la prima (il Bulle a parità di partite, 15) ne ha 33. Abbiamo perso dei punti, col Bienne potevamo vincerla, con i 3 lasciati al Bavois fanno 5. Sono quelli che ci separano dalla vetta”.
L’ambizione di salire in Challenge è sempre dietro l’angolo?
“Beh sì, siamo veramente un’ottima squadra. Una squadra che deve comportarsi, come finora, in maniera umile (ovvero con i piedi per terra, ndr). Deve volare il più basso possibile. Perché come abbiamo visto sabato quando pensiamo di essere una super big si finisce col prendere una mazzata. In questo momento prendo l’esempio della Lazio che sta disputando un campionato impressionante. Dispone di un gruppo che ha voglia di stare insieme, ha un allenatore che sfrutta le capacità emotive dei giocatori. È una Lazio in testa alla serie A che ai tifosi che non vanno allo stadio in contestazione con la proprietà si trova in una situazione veramente difficile. Però l’assieme della squadra è talmente ‘cementato’ che sta facendo risultati stupefacenti”.
Un paragone che regge con il Paradiso?
“Beh, ho portato l’esempio della Lazio perché mi trovo a Roma… Intendo dire che quello che manca a noi è proprio la dedizione al 100 per cento”.
In altre parole una questione di atteggiamento in partita. La responsabilità è dell’allenatore?
“È chiaro che l’allenatore può fare qualcosa. A Bavois ha cambiato quattro giocatori perché la squadra non è piaciuta a nessuno. Nel secondo tempo, perlomeno nei primi 20 minuti, si è visto qualcosa di diverso. Però l’allenatore può arrivare fino a un certo punto, la squadra che schiera è quella che ritiene la migliore valutando gli allenamenti in settimana. Sono i giocatori che entrano in campo che purtroppo non rispondono alla fiducia che il mister ripone in loro”.
Crotta non è quindi in discussione?
“Assolutamente no. Ripeto, sono i giocatori che devono fare un esame di coscienza”.
Congedandosi Caggiano sottolinea la tensione che si sta creando in qualche partita di Promotion portando l’esempio del parapiglia successo al triplice fischio finale di Sciaffusa-Bienne (3-2) con tre cartellini rossi (di cui uno alla panchina renana) ed epiteti vari, nonché gesti di violenza (menzionati su un giornale) tra gli ‘attori’ sul campo e in panchina: “C’è nervosismo tra le società e anche all’interno delle stesse, non si spiegherebbero altrimenti questi comportamenti”.
Fosse successo in Ticino, nel caso specifico al Pian Scairolo, si sarebbe gridato allo scandalo.
Intanto il Lugano II sembra abbonato alle vendemmiate, a quelle delle squadre con cui gioca per intenderci. Una settimana fa aveva incassato 6 reti dalla Under dello Zurigo (6-1), sabato ne ha subite altrettante, questa volta al Maglio, dall’YF Juventus (stesso punteggio). È qualcosa di inspiegabile.